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5 giu 2022

"Noi, sempre in emergenza" La sirena suona 35mila volte

Celebrato in piazza il trentennale dell’istituzione del 118, tra stand informati e dimostrazioni di Pronto soccorso. Il direttore Bernardi: "Il Covid ci ha cambiato"

5 giu 2022
Il gazebo in piazza del Popolo
Il gazebo in piazza del Popolo
Il gazebo in piazza del Popolo
Il gazebo in piazza del Popolo
Il gazebo in piazza del Popolo
Il gazebo in piazza del Popolo

di Benedetta Iacomucci

Nel 2021 le ambulanze della rete provinciale del 118 sono state attivate 37.558 volte. I pazienti trasportati sono stati 34.278 mentre le chiamate al 118 sono state tra le 5060mila (circa 160 al giorno), senza calcolare tutte le chiamate del trasporto ospedaliero. Un superlavoro per i medici e infermieri della rete di emergenza territoriale, che combattono – come i Pronto soccorso – con la carenza drammatica dei camici bianchi, e adesso anche con le difficoltà legate al Covid, che ha ingessato le procedure e ridotto la possibilità di fare formazione. Uomini e donne che comunque restano un punto di riferimento insostituibile per l’assistenza territoriale. Questi temi sono stati affrontati ieri mattina in occasione dei 30 anni del 118, istituito il 27 marzo del 1992 con decreto del Presidente della Repubblica. In piazza, per l’occasione, medici e infermieri del 118 – nonché il direttore generale di Asur Marche, Nadia Storti, e il direttore dell’Area Vasta 1 Romeo Magnoni – che hanno allestito dei gazebo informativi sul buon uso del 118, effettuando anche dimostrazioni pratiche sulle principali manovre di primo soccorso.

"Il volume di attività è importante – spiega Alessandro Bernardi, direttore della Centrale operativa 118 –: nel 2021 le chiamate arrivate al 118 sono state tra 50 e 60mila; non tutte hanno generato la chiamata dell’ambulanza, che infatti è stata attivata 37.558 volte. I pazienti trasportati sono di meno, pari a 34.278, perché a volte servono due ambulanze, altre volte all’attivazione non necessariamente consegue un’effettiva partenza dei mezzi". Un paziente su 4, all’incirca, era partito come codice rosso, ma poi all’arrivo la percentuale si abbassa "perché – spiega Bernardi – per mantenere la sottostima in termini accettabili, ovvero il 5%, bisogna concedere in partenza un 30,40% in più".

Quanto ai tempi, purtroppo con la pandemia si sono persi un paio di minuti a causa della elaborata vestizione che i protocolli Covid impongono: "C’è un paramentro nazionale che indica un tempo massimo di risposta di 18 minuti – spiega il direttore – e noi fino al 2019 ci stavamo: parliamo del 75% degli interventi per i codici gialli e rossi. Poi con la pandemia purtroppo siamo arrivati a 19 minuti, come il resto d’Italia, anche perché le ambulanze in molti casi dovevano fare percorsi più lunghi per arrivare ad esempio a Pesaro, se si trattava di pazienti positivi. E per noi, fino a prova contraria (il tampone si fa solo al Pronto soccorso, ndr) sono tutti positivi, quindi non possiamo esimerci dal prendere tutte le precauzioni necessarie anche in termini di dispositivi di protezione, anche se poi ci fanno perdere un po’ di tempo".

L’auspicio, nell’anniversario del trent’anni del 118, è che si trovi personale (al momento sono in servizio 31 medici invece dei 47 necessari, con difficoltà a coprire tutti i turni) e che si trovi il modo di trovare le risorse per attivare nuove postazioni (a Orciano, Frontone) promesse dal 2017 e mai realizzate.

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