L'auto rubata dal sospettato (Fotoprint)
L'auto rubata dal sospettato (Fotoprint)

Pesaro, 15 luglio 2018 - Ha aperto la porta al suo assassino per un caffè, dopo pranzo. Non ne aveva paura. Ma ha capito di aver sbagliato poco dopo, quando l’uomo l’ha aggredita a pugni in faccia. Lei ha urlato, c’è stata una colluttazione che è finita con una o forse due coltellate al collo.

Sabrina Malipiero, 52 anni, separata, madre di due figli, commessa in un supermercato, reparto freschi, è morta dissanguata in pochi attimi. L’assassino è fuggito, scendendo nel cortile della casa, e mettendosi al volante della Daewoo Matiz della vittima per poi abbandonarla dall’altro capo della città.

Nel fuggire, ha sbattuto in un muretto. Molta gente si è girata a guardare, ma nessuno sembra averlo riconosciuto. La squadra mobile ha setacciato l’auto alla ricerca di impronte digitali. Quelle sono la firma lasciata dall’assassino. Gli inquirenti parlano di «ottimismo per la soluzione dell’indagine». Sono sotto interrogatorio oltre dieci persone, comprese amicizie straniere dell’ultima ora della donna, la quale amava frequentare locali nel fine settimana. Perquisite le loro case e presi i telefoni.

A trovare ieri a mezzogiorno la 52enne morta in un appartamento pieno di sangue è stato il figlio Stefano, 24 anni, di professione dj, chiamato da alcuni colleghi della madre perché non l’avevano vista al lavoro da venerdì pomeriggio. Il ragazzo, che non abitava con la madre, si è precipitato a casa scoprendo l’orrore. Ha chiesto aiuto, qualcuno ha chiamato il 113 e il 118. Al piano terra ci abita un’anziana pensionata. a fianco una famiglia dell’Est e sopra una famiglia campana. Nessuno ha detto di aver sentito urla o richieste di aiuto nel pomeriggio di venerdì. 

AGGIORNAMENTO Fermato un 38enne - Chi è l'assassino 

Mobile e Scientifica sul luogo del delitto (Fotoprint)

Sabrina doveva prendere servizio al lavoro alle 16 del 13 luglio al supermercato Tigre, in centro città. Alle 15.27, la sua amica e collega Marilena le invia un messaggio vocale per la conferma dell’arrivo alle 16. Sabrina risponde sempre con messaggio vocale di sì: «Certo, tutto ok: arrivo».

Ma nessuno la vedrà e al telefono non risponde più. Poi ieri mattina, il compagno o comunque un quarantenne che frequentava la donna negli ultimi tempi, chiama il supermercato chiedendo notizie di Sabrina. Avendo avuto risposte negative, sollecita qualcuno a chiamare il figlio o l’ex marito perché la cerchino perché lui non può farlo essendo a Piacenza. Poco dopo avviene la scoperta dell’omicidio. 

Gli inquirenti negano che possa trattarsi di un delitto da definire femminicidio, ma non escludono che l’assassino abbia agito sia per ragioni di interesse (magari debiti o altro) sia perché aveva davanti una donna sola, magari da approfittarne.

Ma è il silenzio dei vicini che lascia perplessi gli inquirenti. Possibile che nessuno abbia sentito urlare durante la colluttazione? Sono appartamenti divisi da muri di nemmeno dieci centimetri, con le finestre quasi sempre aperte ed un ristorante addirittura prospiciente sempre affollato.

Venerdì, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’assassino ha agito d’impulso, arraffando probabilmente un coltello dalla cucina dove ne sono stati trovati alcuni, ora sequestrati. Oggetti di valore non sono stati visti e questo è un altro mistero: possibile che non ne avesse?

La procura della Repubblica, attraverso il sostituto Silvia Cecchi attende per la notte o al massimo per stamane la relazione del medico patologo che col suo staff ha ispezionato subito il cadavere e la casa del massacro. Scoprendo che le coltellate potrebbero essere state due ma precedute da una raffica di pugni in faccia. Massima attenzione da parte della scientifica di polizia dei reperti (capelli, pelle, sangue) trovati sotto le unghie della donna.