CECILIA
Cronaca

“Oro e catrame“, pendolo della vita. Sabatino e l’ansia per la natura

Nella Galleria Albani di Urbino in mostra le opere dell’artista palermitano fino a martedì 25

“Oro e catrame“, pendolo della vita. Sabatino e l’ansia per la natura

“Oro e catrame“, pendolo della vita. Sabatino e l’ansia per la natura

Casadei

Se la cifra distintiva di Beppe Sabatino (Palermo 1961, vive tra Milano e Fano), sono i pesci in fuga dal mare divenuto inospitale, nella mostra alla Galleria Albani di Urbino i pesci, che l’artista aveva chiamato “profughi“, escono dalla tela in tridimensionalità e dialogano con rami secchi, con arbusti senza radici, sempre rivestiti d’oro.

Per riflettere, ancora una volta, sulla identità di un presente in bilico tra armonia della Natura e minaccia incombente. Ed è il rimando alla Natura, come dimensione che abbraccia le cose tutte, il fil rouge della mostra “Oro e catrame“, con l’intervento critico di Luca Cesari, laddove la presenza umana è evocazione di storia, bellezza, cultura e, insieme, di un trasversale declino. Un efficace corpus espositivo che poggia sul dualismo tra bellezza e distruzione, vita e morte, complessità e sintesi tra memoria e futuro e diviene attraversamento, misura tra positivo e negativo. Altalena tra luce e buio come il colore delle grandi tele installative che Sabatino definisce catrame riconducibile al tema dell’inquinamento. Sono stratificazioni, tavole monocromatiche alla maniera di Rotnko, dove talora compare un reticolato come (in)visibile gabbia, colore che ha una autonoma personalità e diviene fondamento imprescindibile dell’opera. Quando sono i rami e i pesci dorati a restituire un secondo piano di lettura, a lasciar trasparire una possibile ri-nascita sottolineata dalla bellezza, dalla nobiltà e la forza simbolica dell’oro, una simbologia presente in tutte le culture antiche.

E ci sono binari d’oro, uno di ghiaia accoglie l’unico arbusto con foglie verdi di tutto il percorso, un’altro è azzurro ad evocare il mare, e il tema dell’acqua come simbolo di vita ritorna anche attraverso la parola acqua scritta in oro, ripetuta come un mantra sulla tela scura. Altrove è una scala d’oro su cui poggiano due pesci dorati, eccellenza di un ossimoro espressivo.Ogni volta come binari della vita in un tempo lineare, come carattere che rimanda al fluire delle cose tutte, al viaggio della esistenza in un parallelismo tra ansia e pacatezza, impeto e accettazione, denuncia di un presente complesso e la speranza di conservare e ri-trovare la bellezza di una Natura primordiale. Opere eleganti, armoniche, intrise di pregnante espressività e profondità intellettuale tra figurazione, concettualità e astrazione. Sorpresa, meraviglia di un’arte che parla all’uomo dell’uomo, riflessione, ricerca maniacale, un diario stilistico cominciato da anni che via via si arricchisce e si nutre di nuove suggestioni.

C’è un profondo legame spirituale che lega l’artista alle sue opere e una sorta di ironico fare e di compiacimento per il risultato ottenuto. Resta il senso, la fascinazione di un linguaggio dell’arte che conserva qualcosa di insondabile, di irraggiungibile che ha il sapore del mistero, produce estraniamento. Che diviene monito. Beppe Sabatino, che ha al suo attivo mostre a Milano, Bruxelles, Helsinki Lisbona, Pechino, tenta di farlo, riesce a farlo con profondità e leggerezza per farci "amare potentemente il mondo" come direbbe Mariangela Gualtieri.

Fino al 25 giugno 2024

da mercoledì a domenica

orari: 10,30/12,30

e 16,30/19,30