Pesaro, 29 agosto 2018 - Padre Damiano, frate cappuccino, nella sua omelia della Messa nella chiesa di San Francesco, ha esortato le coppie sposate a non limitarsi solo all’unione spirituale, ma ad allargarla anche a quella carnale: "Non siate – ha detto – più casti dei frati". Lo abbiamo intervistato. 

Padre Damiano, cosa intendeva?

«Quando San Paolo scrive che i due sposi devono essere uniti come una carne sola, vuole dire che l’unione deve essere completa, non solo spirituale, ma anche dei corpi. Lo sposo deve amare la propria sposa come ama la propria carne. Nessuno ha in odio la propria carne. San Paolo parla di un amore onnicomprensivo».

Perché ha ritenuto di dovere dare questo sollecito?

«Nella mia esperienza personale con le coppie, l’aspetto dell’affettività e dell’unione fisica è ipervalutata nel fidanzamento, ritenuta imprescindibile, ma è estremamente sottovalutata e sottostimata nel matrimonio. Manca nel matrimonio la visione integrale di cosa sia l’unione di due vite in una: non solo spirituale, ma anche carnale. Quando due vite si uniscono in Cristo nella grazia del Signore, sono chiamate a farlo totalmente».

E’ più disattento agli affetti lo sposo o la sposa?

«Non saprei. Direi che la disattenzione è frequente».

Da cosa è motivata la scarsa attenzione per l’altro: l’abitudine, la perdita di interesse per la moglie o per il marito?

«Da più aspetti. Ci sono le pericolose intrusioni nella vita di coppia. Ci sono relazioni che si intersecano e si intromettono. Le famiglie di appartenenza spesso non sono ben gestite dagli sposi che danno eccessiva importanza alle famiglie di origine. Questo accade quando non si taglia il cordone ombelicale, quando ci si sente ancora figli più che mariti o mogli. Invece uno quando si sposa è coniuge prima che figlio. Un altro motivo di raffreddamento dei rapporti può essere la relazione morbosa con i figli che spesso porta il coniuge a trascurare l’altro. Infine una eccessiva importanza data al lavoro. Il lavoro diventa più importante anche del coniuge»

Cosa sta perdendo la coppia per tutto questo?

«Il senso dell’altro che non è qualcosa da usare, ma da servire. Non è l’oggetto della mia vita, ma il soggetto. Bisogna intendere la sessualità in senso lato: uno sguardo, una carezza, un bacio, un gesto di attenzione, anche questo è affettività, non solo l’atto sessuale conseguenza dell’amore dell’uno per l’altro. Stiamo perdendo i piccoli gesti che ridarebbero energia, positività, stima l’uno all’altro. Del resto lo dice il Papa: la carezza è un piccolo abbraccio, la sessualità è un concetto ampio, l’intimità coniugale è fatta di piccoli gesti».

La conseguenza più grave?

«Il tradimento: quando uno perde attenzione per l’altro, il primo che gli, o le, capita davanti sembra il principe azzurro, o la principessa. E invece così si guasta tutto, si brucia una vita insieme per un attimo di piacere. Come minimo sconveniente, come minimo»

A proposito della lettera di San Paolo oggetto della sua omelia. Dice: le mogli siano sottomesse ai mariti. Oggi una frase inaccettabile, non crede?

«San Paolo parla a una società organizzata diversamente rispetto ad oggi. E oggi direbbe: i mariti siano sottomessi alle proprie mogli, e viceversa, come ha bene interpretato Giovanni Paolo II. Il punto focale è l’amore l’uno per l’altro».

Cosa consiglierebbe alle coppie che si trascurano affettivamente?

«Riprendete a curare ogni aspetto della vostra unione: il dialogo, le scelte, il tempo libero, i progetti e anche l’intimità dell’anima e del corpo. Fate a gara nel darvi. Ridividetevi per moltiplicare le gioie e ritrovarvi nell’essenza del matrimonio che è amore, niente altro che amore in tutti i suoi aspetti».

d.e.