Pesaro, 11 settembre 2018 - «Lo salveremo. Nessuno dubiti. Il parco Miralfiore è un patrimonio essenziale della città e non permetteremo per nessuna ragione che venga compromesso o reso impraticabile per colpa di sbandati o di chiunque altro». Il prefetto di Pesaro Carla Cincarilli è rimasta colpita dall’intervista rilasciata ieri al Carlino dall’imprenditore Vittorio Livi che abita nella villa Miralfiore («Tornare a casa ogni sera – ha detto Livi – percorrendo il viale del parco è un rischio. La gente sbarra la strada, non si muove, provoca, minaccia, insulta, ognuno della famiglia ha con sé un pulsante per chiamare aiuto se circondato»). «Ho considerato le parole di Livi come un atto d’amore verso il parco, parole giuste e consapevoli, mature, che miravano a cercare insieme delle soluzioni. E’ stato un notevole contributo per la soluzione dei problemi».

Il parco sembra perduto, una zona franca dove tutto è permesso. Si spaccia, si picchia a sangue la gente, si ruba, si nasconde la refurtiva. Cosa è stato fatto per salvaguardarlo?

«Prima di tutto spezziamo insieme questa percezione di pericolo. Anche la stampa ha un grosso ruolo. Io posso affermare che è stato fatto molto in questi mesi per il controllo, che il parco Miralfiore è ben presente nei nostri incontri tecnici ma evidentemente gli accorgimenti messi in atto non bastano più».

Pesaro, pestato a sangue al parco Miralfiore dopo un festino

Ha delle idee da mettere in campo?

«Intanto le decisioni che verranno prese da un imminente tavolo operativo convocato in questura non posso rivelarle prima, ma si vedranno. Poi occorre che i cittadini rientrino nel parco, non stiano lontani, anche se le condizioni sono peggiorate rispetto a qualche anno fa».

Ma come si fa a convincere una famiglia a mandare i bambini in ogni angolo dell’area verde quando gli stessi addetti alla pulizia ritrovano ogni giorno siringhe, gente che bivacca, zone impenetrabili per la presenza di 20 o 30 persone in un punto dove si spaccia, e tanto altro?

«Lo Stato darà le sue risposte da un punto di vista della sicurezza e saranno immediate, fin da oggi. Ma voglio dire che queste da sole non basteranno. Il parco va vissuto per non perderlo. Il Comune, che in fatto di eventi e di fantasia non è secondo a nessuno, deve crearne anche nel parco perché altrimenti i nostri sforzi saranno meno efficaci».

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Cosa può fare subito per la sicurezza?

«La sorveglianza attraverso le telecamere, l’illuminazione molto più intensa, la chiusura serale del parco anche se va precisato che essendo così grande non esistono ricette facili. E’ piuttosto complicato. Non possiamo nemmeno pensare ad una guardineria perché sarebbe vana proprio per l’estensione dell’area. Ma faremo dei servizi ad hoc, mirando sulle zone di rischio all’interno del parco, ogni giorno. Ma io non sottovaluto la preoccupazione della gente perché ogni cittadino deve fruire del bene pubblico in tranquillità».

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Quindi, come può garantire ai cittadini di fidarsi e di ritornare al parco?

«Chiederemo rinforzi per il controllo del parco: non abbiamo bisogno di gente che ha paura perché altrimenti tutti i gatti sono neri di notte. Io insisto sull’aumento della sensazione di sicurezza da parte della gente, perché questo demoralizza il delinquente».

Che cosa si aspetta da queste contromisure?

«Che la gente riprenda fiducia, che abbandoni la percezione di insicurezza, e la stampa deve contribuire in questo sforzo».

Il parco Miralfiore tornerà quindi come quello che si viveva fino a tre o quattro anni fa, pieno di famiglie pesaresi e di bambini?

«E’ il mio impegno ma deve esserlo anche dei cittadini».