ORIANO
Cronaca

Pensiamo un altro film: se i volontari iniziassero a scalare la politica...

Oriano Giovanelli presenta il nuovo incontro di ‘Apriti Pesaro’

Pensiamo un altro film: se i volontari iniziassero a scalare la politica...

Pensiamo un altro film: se i volontari iniziassero a scalare la politica...

Giovanelli*

Una serie di iniziative volte a dibattere di Costituzione-Democrazia-Riforme come quelle promosse da Apriti Pesaro, non poteva sfuggire il tema dei cittadini, meglio della loro partecipazione, caposaldo di qualsiasi idea di democrazia degna di questo nome. Ve lo ricordate il dibattito sul riflusso che segnò gli anni ottanta del novecento? Molti dei lettori probabilmente no, bisogna avere i capelli bianchi perché la memoria reagisca. Dopo un decennio in cui tutto era politica e scontro politico, gli anni ottanta si presentarono stanchi, ripiegati sull’individuo. Eppure a guardarla da qui la politica degli anni ottanta, può piacere o meno, ci sembra scoppiettante, piena di novità e comunque ancora forte e autorevole. Oggi la politica è rinsecchita, sullo stato dei partiti abbiamo già discusso nella nostra prima conferenza, i dirigenti autoreferenziali e impegnati per lo più attorno al loro destino personale (non è forse questo che domina anche il dibattito sul terzo mandato?) più che su un disegno di paese. I cittadini stanno alla larga e non si fanno coinvolgere se non per cordate legate a minuti interessi particolari.

Eppure da quel riflusso dalla politica è nato il boom di un nuovo impegno: il volontariato. Cosa significa questo? Sicuramente che i cittadini sono vivi e non è vero che preferiscono rimanere chiusi in casa. Sicuramente che l’Italia senza questo generoso impegno sarebbe più brutta e ancora meno vivibile. Pensateci solo un attimo al grande lavoro che fanno i volontari sul sociale, sulla cultura, sull’ambiente, sullo sport. Potremmo farne a meno oggi? No. Anche quando la politica era forte ed era animata dal "noi" e non dall’ "io" il volontariato era forte ma non quanto lo è oggi e soprattutto spesso faceva parte di una filiera di relazioni, un movimento, che portava ai grandi partiti, alla politica. Si può dire la stessa cosa oggi? Non mi pare.

Provo a dirlo in altre parole forzando il pensiero. Prima ci si impegnava in diverso modo ma il fine era incidere sul sistema politico economico sociale culturale. L’obiettivo era cambiare le leggi, le politiche dello Stato e delle altre istituzioni, affermare diritti universali. Oggi, preso atto che quei cambiamenti non si riesce a produrli, non ci si concentra più sulle cause dei problemi sociali, della povertà culturale, dei danni ambientali, ma solo sugli effetti cercando di metterci una pezza, ridurre il danno, fare del bene come si può. Fare politica per arrivare ad agire sulle cause sembra una meta fuori portata di una cittadinanza attiva.

Pensate come possono brindare in quasi tutto l’occidente i poteri economici più forti, le grandi lobby, le consorterie che si annidano nelle grandi burocrazie nazionali e internazionali quando vedono la gente che rinuncia anche al voto oltre che a occupare scuole, piazze, fabbriche. Vedono la gente ormai relegata là in fondo che ha rinunciato a buttare giù la porta delle stanze dei bottoni e la vede impegnata addirittura a fare il lavoro "sporco", sistemare il parco pubblico, vivacizzare la vita del quartiere, togliere il barbone dalla strada che può disturbare lo struscio dello shopping.

Ma provate solo un attimo a fare un altro film. Pensate a questa massa enorme di persone volontarie che cominciano a scalare la politica, la riempiono di contenuti alternativi, producono una nuova visione, una sintesi, appunto politica, di come deve essere un futuro possibile. Non può essere un fatto automatico, ma come ci ha ricordato Antonio Floridia nella nostra prima conferenza i cambiamenti politici li producono nuclei di persone che decidono di provarci. Se solo non ci sentissimo appagati nella nostra coscienza dal bel gesto meritorio di buona volontà ma capissimo che possiamo fare di più. Che figata sarebbe! Intanto noi proviamo a discuterne il 26 febbraio prossimo con il professore Eugenio Nunziata che ha studiato questo tema e con Simone Bucchi presidente regionale del Centro Servizi per il Volontariato.

* Associazione ‘Apriti Pesaro’

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L’appuntamento è per lunedì 26 febbraio alle 17, nella Sala Rossa del Comune. Titolo: "Perché il volontariato sociale è sempre più alternativo all’impegno politico. Parliamone". Relatori il professore Eugenio Nunziata, docente di Organizzazione, e Simone Bucchi, presidente regionale del Centro servizi per il volontariato. Moderatrice Marta Scavolini dell’associazione ‘Apriti Pesaro’.