"PerdutaMente" a Urbino, il film sull’Alzheimer

E’ stato realizzato dall’attore toscano Paolo Ruffini, che giovedì sarà presente. L’assessore Foschi: "Purtroppo le famiglie sono ancora pressocché sole".

"PerdutaMente" a Urbino, il film sull’Alzheimer
"PerdutaMente" a Urbino, il film sull’Alzheimer

Arriva a Urbino "PerdutaMente", film-documentario di Paolo Ruffini sul morbo di Alzheimer, con una proiezione a ingresso gratuito a cui parteciperà anche l’attore e regista toscano, che sarà in sala per interagire. L’iniziativa, voluta e promossa dall’Assessorato alle Politiche sociali e agli Eventi, insieme all’Asd Urbino Sport Divertimento Cultura, è prevista per giovedì alle 21, nel Cinema Nuova Luce. "Ci tengo particolarmente e la realizzeremo nella Giornata mondiale dell’Alzheimer, che affligge sempre più persone, colpendo il malato e tutta la sua famiglia – spiega l’assessore Elisabetta Foschi –. Sensibilizzare è importante, anche per cercare di avere un approccio alla malattia il più corretto possibile: l’Alzheimer cancella la memoria, soprattutto recente, fino a portare al non riconoscimento di chi si ha attorno, ma non cancella gli affetti. Vidi PerdutaMente nel 2021 e mi colpì, facendomi scoprire Ruffini in una nuova veste: da tempo volevo proiettarlo a Urbino e così, quando è venuto per la Festa del duca, gliel’ho proposto e lui ha accettato. Sarà pure l’occasione per far conoscere l’offerta territoriale di servizi e strutture per chi soffre di demenze. Abbiamo investito recentemente, anche se non si finirebbe mai di farlo, dando una risposta nel nostro piccolo tramite l’ODV Nonno Mino, che ogni giorno propone attività nella Casa delle Vigne, per tenere attiva la mente di queste persone e rallentarne, se possibile, il deterioramento, ma soprattutto far vivere loro delle emozioni. Stiamo anche attrezzando un servizio di trasporto, insieme a loro e alla Croce rossa".

Durante la presentazione dell’iniziativa, Foschi ha però parlato di carenze importanti, nell’entroterra, nel servizio offerto a chi soffre di demenze, evidenziando le necessità primarie: "Attualmente, dopo la diagnosi, al paziente si assegna un punteggio relativo alla capacità cognitiva e dopo sei mesi se ne valuta il peggioramento, ma in tale periodo c’è poca proposta. A Urbino, abbiamo sanato un po’ con il servizio della Nonno Mino, perché non è semplice avere in casa persone così, che però non vanno lasciata fuori dalla vita sociale. Tuttavia, è un attività mattutina e mancano strutture diurne e residenziali per coprire il resto: per quanto le famiglie si sforzino di tenere in casa il malato, perché mantenere i legami è la risposta migliore, a volte ci sono difficoltà, come violenza o non dormire la notte. Sulla costa ci sono strutture, mentre l’entroterra ne è sprovvisto e ha al massimo alcuni posti in case di riposo e Rsa, contesti non specifici, ma i Comuni possono fare poco, serve qualcosa dall’alto. Ora stiamo lavorando per ottenere risposte tramite il nuovo Piano sociosanitario regionale, che investirà in integrazione, però è tutto da realizzare".

Nicola Petricca