Pesaro, 8 marzo 2021 - E' nuovamente sprofondo rosso per la provincia di Pesaro e Urbino, assediata dal Covid.

AGGIORNAMENTO Covid, Pesaro Urbino in zona rossa: l'annuncio di Ricci

Dal breve purgatorio in cui il territorio si era mantenuto in zona arancione nella settimana dall’1 all’8 marzo, preceduto da un ’paradiso’ giallo traballante verso l’arancione per tutto febbraio, forse già da domani, o da mercoledì (i tempi ancora non sono certi) la provincia tornerà a subire le restrizioni della zona rossa: che vuol dire poter uscire di casa solo per fare la spesa o per lavoro, o ragioni di salute, bar e ristoranti chiusi (a parte l’asporto, per i primi fino alle 18, per i secondi fino alle 22), negozi chiusi, chiuse le scuole di ogni ordine e grado eccetera.

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Sono i numeri a dirlo, come l’assessore regionale alla sanità, Filippo Saltamartini, per "preparare" gli animi, aveva già anticipato nella riunione di sabato tenuta con tutti i sindaci (circa 50) della provincia. Eccoli, aggiornati a ieri: la provincia di Pesaro e Urbino ha raggiunto la quota di 237 positivi, ogni 100mila abitanti, calcolati sulla media settimanale: una cifra troppo vicina al limite dei 250 (sempre ogni 100mila) che decreta, in base ai parametri stabiliti dal Ministero della Sanità, il passaggio automatico in zona rossa. Questo significa che i calcoli che questa mattina farà il Servizio sanitario della regione Marche daranno una sentenza già scritta: la provincia torna in rosso, e lo farà forse solo da mercoledì giusto per dare alla popolazione e alle attività economiche in genere il tempo di adeguarsi alle nuove regole restrittive, come i sindaci avevano chiesto nella citata riunione.

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La pressione sugli ospedali (in questo caso i dati sono regionali), conferma il trend: occupazioni di posti letto in terapia intensive, 98 su 233 (cioè il 42% dei disponibili, la soglia critica posta dal ministero della Sanità è il 30%) poi 616 i posti letto occupati in area medica (semintensiva e reparto infettivi), che vuol dire il 51% sul totale, in questo caso la soglia critica è il 40%. L’indice Rt si attesta a 1,08, si scatta in zona rossa a 1,25. Il trend è questo, e lo confermano gli accessi ai pronto soccorso di Pesaro e Fano: venerdì si è toccato un picco di 45 persone tra Covid, sospetti Covid e non Covid. "Ma chiudere la provincia di Pesaro e Urbino prima di superare il limite dell’Rt a 1,25 ci può consentire di evitare di far diventare rossa tutta la regione, salvando così Ascoli e Fermo", dice Saltamartini, forse per consolarsi.

Un quadro fosco, insomma, e insieme il ritorno dell’incubo in cui Pesaro e Urbino aveva esordito nella prima ondata, un anno fa, e che ha lasciato il suo tragico segno, visto che è la provincia che ha pagato il maggior tributo in regione a livello di decessi, con 854 morti, seguita da Ancona con 658, mentre le altre tre province sono sotto quota 400. Un incubo che torna poi a pesare sulle categorie produttive: rosso significa bar e ristoranti chiusi, in un anno Confcommercio ha calcolato che nella sola Pesaro hanno chiuso 40 negozi e 5 ristoranti.

Qualche spiraglio di luce arriva sul fronte vaccini: mentre Pesaro si affanna nel cercare un nuovo punto vaccinale visto che il centro Monaldi ha spazi troppo ristretti per gli 800 pazienti al giorno ora immunizzati, l’assessore Saltamartini annuncia con soddisfazione 949 pazienti fragili vaccinati, gran parte dei quali a Marche nord, e "che il vaccino Astra-Zeneca potrà essere somministrato senza limiti di età (fino ad oggi arrivava a 65 anni). Si aggiungerà così, a Pfizer e Moderna per tutte le fasce della popolazione. Restano, per il mese in corso, le dosi promesse alle Marche:



"Saranno (solo) 100.000 di Pfizer-Moderna per le persone fragili (solo le persone con più di 80 anni sono 133.000) ed altre 100.000 dosi di AstraZeneca che, da oggi, saranno inoculate a tutte le categorie". Oggi poi la giunta regionale approva l’accordo con le categorie produttive per l’autosomministrazione. Cioè chi ha i medici in fabbrica, potrà procedere, sotto sorveglianza Asur, a vaccinare con le dosi date dalla Regione. Un’ipotesi già ventilata dal presidente di Confindustria Marche nord, Mauro Papalini, che arriva a concretizzarsi.