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20 apr 2022

"Privacy violata", causa all’ospedale

Si era operato un neo, ma il suo superiore spulcia nel referto del chirurgo

Dipendente di Marche Nord si fa operare a un neo durante la pausa dal lavoro, l’azienda lo sanziona e lui sporge denuncia per violazione della privacy. La procura ha però chiesto l’archiviazione, il dipendente si è opposto e sul caso si deve ora pronunciare il giudice Gasparini. Una vicenda complessa che nasce nel pieno della pandemia. Un giorno il dipendente avvisa uno dei suoi superiori che è entrato in contatto con un parente positivo al virus e che rimarrà a casa. Un altro superiore lo contatta per informarsi sulle sue condizioni. Lui dice che sta bene e poi aggiunge di avere solo una ferita alla schiena per un intervento chirurgico a un neo a cui si è sottoposto un mese prima. Precisa che la ferita sta sanguinando ma che se la medicherà da solo dal momento che non può recarsi in ospedale. Fine della telefonata. Ma in realtà tutti quei dettagli hanno insospettito il superiore, il quale avrebbe deciso di entrare nel sistema per vedere tutti gli esami prescritti al dipendente, gli interventi e scarica anche il referto del chirurgo che lo aveva operato al neo. Poi invia i dati ai dirigenti amministrativi. E per il dipendente scatta un procedimento disciplinare. L’azienda lo accusa di aver utilizzato la sua pausa lavorativa per farsi operare e gli fa presente che avrebbe dovuto prendere un permesso. Viene sanzionato. Ma a lui quell’indagine così approfondita non va affatto bene. E denuncia l’azienda per violazione della privacy.

"È stato commesso un atto molto grave – spiega il suo difensore, l’avvocato Alessandro Cirelli – hanno fatto accesso ai suoi dati sanitari e scaricato addirittura un referto a fini disciplinari. Avrebbero dovuto chiedere il suo consenso all’utilizzo di quei dati. Hanno violato la sua privacy di cittadino, di paziente e hanno fatto un uso illecito di quei dati. La procura però ha chiesto l’archiviazione, ma per divulgazione dei dati sensibili che non è il reato che abbiamo denunciato. Ora attendiamo la decisione del giudice".

e. ros.

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