Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Resto del Carlino logo
2 ago 2022
2 ago 2022

Quella forca caudina in fondo a via Rossini

2 ago 2022

Ormai anche per quest’anno è fatta, ma il Comune stringa subito i tempi in modo di farci trovare pronti per il 2023 e, soprattutto, per il 2024, quando tutti indosseremo il grembiulino immacolato con fiocco di "Capitale della cultura". Non è possibile che dopo interi decenni sia la Mostra del Nuovo Cinema, ma soprattutto il Rossini Opera Festival, vengano annunciati in città da quella specie di "forca caudina" in fondo a via Rossini che si dà arie da arco di trionfo e che nessuno vorrebbe ormai neppure in una sagra di paese per paura di sputtanarsi con quelli delle contrade vicine. Tubi Innocenti, tela da strapazzo e marchi a volontà. I casi sono due: o quella specie di baldacchino deve essere eretto così per via del "vintage" essendo ormai pezzo originale di quasi mezzo secolo fa oppure diteci cosa dobbiamo raccontare a qualche giapponese in arrivo da Osaka il quale ci dovesse chiedere che roba è quel trabiccolo. Quello che il Comune e il Rof dovrebbero fare subito è affidare ai ragazzi dell’istituto d’arte "Mengaroni", che ormai in fatto di progettazione hanno un’esperienza pari a quella di Renzo Piano, la realizzazione di un arco trionfale da erigere ogni anno a simbolo della gloriosa manifestazione musicale ma anche dell’ottima rassegna cinematografica. Sono i nostri due fiori all’occhiello e noi creiamo una ideale porta d’accesso all’arte con un parallelepipedo che starebbe andato bene sì e no per. una delle prime Mostre del mobile, ma lì eravamo agli albori della civiltà. Meno male che non c’è ancora la Rambla altrimenti provate a pensare che impressione farebbe la grande arteria fra centro e mare sormontata da quella anticaglia. Fa perfino tenerezza vedere in tempi in cui trionfa la medialità, una specie di "monolite" preistorico fatto di pezzi di ferro tenuti insieme coi bulloni. Quell’arco rossiniano massiccio e squadrato è l’esatto opposto della modernità che informa il Museo Rossini, una specie di "come eravamo" di cui non si sente affatto il bisogno. I ragazzi del "Mengaroni" saprebbero bene come trasformare in aerea leggerezza musicale l’ingombrante solidità del ferro.

f.b.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?