Pesaro, 8 ottobre 2018 - Le misure sulle pensioni previste dalla manovra economica, la cosiddetta ‘quota 100’ come somma di età anagrafica e contributiva, in base alla quale si potrà andare in pensione già a 62 anni con 38 di versamenti, rischia di provocare un vero e proprio esodo tra i medici e i dirigenti sanitari ospedalieri: ai 45mila pensionamenti già maturati con la legge Fornero, ora si potrebbero aggiungere anche i 25mila con i calcoli della ‘quota 100’. Risultato: si prevede a livello nazionale l’uscita di circa 70mila camici bianchi fino al 2023, sugli attuali 110 mila in servizio. Uno scenario che sta allarmando, e non poco, gli addetti ai lavori.

Quota 100

Ma è una preoccupazione fondata, dottor Paolo Maria Battistini?

«E’ un allarme giustificatissimo – risponde il presidente provinciale dei medici - . Quando ho appreso la notizia ho pensato subito ai nostri colleghi ospedalieri, è di loro che si parla soprattutto perché i liberi professionisti hanno l’ente privato, l’Enpam, che ha tutto un altro regolamento. Quindi facendo un po’ di conti, mi son detto: qui gli ospedali si svuotano»

Perchè si prevede che questo diritto sia largamente esercitato?

«Le condizioni di lavoro sono peggiorate negli ultimi anni, ma gli stipendi restano sempre quelli. Poi il blocco del turn-over da tempo impedisce di sostituire al 100% i medici che vanno in pensione, quindi si opera perennemente sotto organico. Perciò chi può va via, anche perché c’è sempre la sirena del privato pronta a suonare».

Ma nella programmazione si poteva prevedere questo imbuto?

«Nessuno si aspettava questa riforma, è stato un provvedimento abbastanza inaspettato. Al contrario, la scarsa programmazione si è vista in tutti i suoi disastri nella medicina generale e nella specialistica ambulatoriale»

Lì cosa è accaduto?

«Anche se si sapeva già da tempo che non ci sarebbero stati più pediatri, medici di famiglia e specialisti, non è stato fatto nulla. Solo adesso l’attuale ministro della Salute ha aumentato le borse di studio per la Medicina Generale, portandole da 25 a 55 solo nelle Marche, e fra tre anni avremo un numero di professionisti appena sufficiente a sostituire chi andrà in pensione. Questo rapporto non ci sarà nella specialistica, dove il problema è più grosso»

Ci spieghi...

«Quest’anno le borse di studio assegnate per la specialistica sono state 6200 per tutta Italia, su circa 17 mila pretendenti. Questo vuol dire che ci sono 11mila medici neolaureati che non riusciranno a completare il percorso di studi ed entrare in una struttura pubblica. E’ il famoso imbuto formativo sul quale bisogna mettere le mani perché c’è una grossa emorragia di medici che, anche nella nostra zona, vanno in Germania, Francia , Svizzera dove trovano modo di fare la specialità e di lavorare».

Se non si appongono correttivi avremo un sistema sanitario più carente?

«Certo, alla fine i cittadini meno abbienti che si rivolgono al pubblico troveranno risposte sempre meno adeguate».