Raccontarsi in musica: “Una cosetta così“

Il musicista Ghemon, talento italiano tra hip hop, soul, jazz e rap, sarà oggi al 46° Cartoceto Dop Festival.

Raccontarsi in musica: “Una cosetta così“

Raccontarsi in musica: “Una cosetta così“

di Claudio Salvi

Si chiude oggi con un ricco programma di appuntamenti musicali Cartoceto Dop Festival, 46ª edizione della festa dedicata all’olio extravergine di oliva. Il pomeriggio, a partire dalle 16 in compagnia del dixiland e swing anni ’20 e ’30 della Roaring Emily Jazz Band, 5 elementi che suonano come un’ironica orchestrina d’altri tempi. Nuovo appuntamento anche con la rassegna dedicata ai giovani artisti del territorio, 4EVER Young, che vedrà protagonista le Island Girlz, una rock band tutta al femminile dagli 11 ai 16 anni.

Il Belvedere di via Cardinal Pandolfi ospita invece il punto aperitivo con la musica di Luca Arduini Trio, formazione jazz della fucina dell’Urbino Jazz Club. Al Teatro del Trionfo invece alle ore 18,30 si riapre il sipario degli Spettacoli del Trionfo con Ghemon, autentico nuovo talento italiano che, muovendo dal mondo hip hop, oggi si contraddistingue per uno stile musicale che mescola soul, jazz, rap e cantautorato. A Cartoceto Ghemon (al secolo Giovanni Luca Picariello), porta “Una cosetta così“, spettacolo scritto con l’aiuto di Carmine Del Grosso che vede sul palco Giuseppe Seccia alle tastiere e Filippo Cattaneo Ponzoni alla chitarra.

Ghemon, che spettacolo vedremo?

"Uno spazio dal vivo credo molto divertente dove aprirsi, dove chiedo al pubblico di collaborare e sì.. dove si ascolta anche della musica. C’è dentro di tutto: un concerto, un monologo teatrale, una stand-up comedy. E’ uno spettacolo che nasce sulla condivisione di storie personali da guardare attraverso la lente dell’ironia. Ci sono canzoni, cover inaspettate ma anche, spero, momenti di riflessione".

Perché l’esigenza di raccontarsi?

"Ho pensato ad “Una cosetta così“ come un’oasi di comunicazione ma con un taglio decisamente comico. In questo spettacolo parlo dei miei guai e lo faccio davvero. E’ uno spettacolo dove si fa analisi ad alta voce, dove anche il pubblico può riconoscersi nelle cose che racconto".

L’interazione con il pubblico è più funzionale allo spettacolo o più necessaria a lei?

"Direi entrambe. Ho dovuto fare i conti prima di tutto con me stesso perché questo spettacolo mi ha costretto a capire che ci sono davanti persone che vengono lì perché hanno voglia di ascoltare, di sentire, a volte di immergersi totalmente, seppure in maniera divertente, in quello che stai dicendo. D’altra parte io avverto distinta questa attenzione e sento un bel ritorno di energia".

Lei è partito con l’hip hop e come rapper, com’ è arrivato a questa mescolanza di generi e al teatro?

"Perché avevo dentro molte cose e sentivo che dovevo trovare un modo per dirle oltre la musica. Io sono sempre stato un grande appassionato di comicità e dopo aver fatto due dischi sentivo che non era quello il mio percorso: avevo bisogno di un linguaggio diverso".

E come si trova in questa nuova veste?

"Mi sento come la cuspide dell’oroscopo; sono al confine fra tutti i territori. Per fortuna in questo cambio di passo i fan della prima ora ci sono ancora tutti, e questo mi conforta".

Artisti che ammira?

"Frassica, Guzzanti e soprattutto Elio e le storie tese, bellissimo esempio di poliedricità".