Monteciccardo, vittoria del sì
Monteciccardo, vittoria del sì

Pesaro, 19 gennaio 2020 - Malgrado i pesaresi abbiano snobbato il referendum per l'incorporazione di Monteciccardo, il risultato è stato netto, come d'altronde era prevedibile: hanno vinto i sì, in entrambi i Comuni: a Pesaro con l'83% (4.544 su 5.498 votanti), a Monteciccardo con il 79% (647 su 823 votanti). E dunque da domani comincerà l'iter per portare alla costituzione di un nuovo Comune unico, che inglobi in sé i territori di Pesaro e Monteciccardo. 

A Pesaro l'affluenza non solo è stata al di sotto delle aspettative, ma ha toccato il minimo storico: 6,99%, pari a 5.498 votanti su un totale di 78.621 aventi diritto. In nessuno dei 103 seggi allestiti in città si sono presentate più di 100 persone nel corso dell’intera giornata. Tredici le schede nulle, nove le bianche.

Non hanno risposto granché nemmeno Ginestreto e Santa Maria dell’Arzilla, i due quartieri più vicini a Monteciccardo, i quali potrebbero trarre dall’annessione di quest’ultimo anche un miglioramento dei servizi. A Ginestreto si sono presentati ai seggi in 61 su 418 aventi diritto, a Santa Maria dell’Arzilla in 78 su 645 elettori. In generale, i referendum consultivi registrano raramente un’alta partecipazione. Tre anni fa, però, in occasione del referendum per la fusione con Mombaroccio, l’affluenza andò decisamente meglio: nel comune di Pesaro si espresse il 35% degli aventi diritto, pari a 26.987 votanti.

Che l’affluenza sarebbe stata bassissima lo si era capito sin dalla mattina. Alle 12 si era espresso solo l’1,72% degli elettori, pari a 1.352 aventi diritto. Un po’ meglio è andata nel pomeriggio, ma alle 19 il dato era comunque basso: 5,54%, 4.355 votanti. E anche il dato finale delle 23, come detto, è al di sotto delle aspettative. Insomma, ai pesaresi annettere o non annettere Monteciccardo interessa veramente poco.

Tutt'altro discorso va fatto per Monteciccardo,  il comune da incorporare, combattuto tra il desiderio di autonomia e il timore del dissesto. Su un totale di 1.301 elettori, hanno votato in 823, con una percentuale del 63,26%. I sì hanno prevalso (79% pari a 647 voti su 823) ma ci sono state anche 7 schede nulle.

L'affluenza è stata sostenuta per tutto il corso della giornata: alle 12 il dato era del 25,9% (337 elettori), alle 19 si era saliti al 51,35% (668 elettori). In questo caso, sono stati più partecipi persino dei mombaroccesi, che, nel 2016, si fermarono al 58,2%.

Ricci: "Mercoledì la delibera in Consiglio"


"I dati del referendum sono inequivocabili - spiega il sindaco di Pesaro Matteo Ricci -. Ringrazio cittadini di Monteciccardo: la partita si giocava lì. Non è facile per un cittadino che, spesso e volentieri, è nato e cresciuto in un Comune prendere una decisione così importante che denota però anche le difficoltà di quel territorio. Mercoledì porteremo la delibera in Consiglio comunale per avviare un iter che si concluderà con la legge regionale. Siamo al lavoro per capire se è possibile anticipare al 2020 l'accensione del 'mutuo Monteciccardo' così da poter partire con i lavori già nel 2021".

Il primo cittadino non risparmia frecciate all'opposizione, Fratelli d'Italia e Lega in particolare, che ha sostenuto le ragioni del 'no' alla fusione per incorporazione. "Ennesima 'scoppola' per i sovranisti nostrani che vogliono buttare sempre tutto in politica quando di politica qui c'era ben poco - continua Ricci -. Si trattava di capire quale fosse la soluzione amministrativa migliore per
queste comunità. Non pensano ai cittadini ma solo a cosa possa portare loro più voti". E siccome "questa fusione porta benefici per i cittadini e per questa amministrazione, in termini di
risorse, loro preferiscono votare 'no' perché altrimenti pensano che perderebbero voti. Un modo di fare politica di 'bettiniana' memoria (ex consigliere di comunale di Fi Alessandro Bettini ndr)". E ora Ricci guarda avanti e, più precisamente, all'Unione dei Comuni del Pian del Bruscolo di cui Pesaro fa parte insieme a Vallefoglia, Montelabbate, Tavullia, Gabicce e Gradara. "Questo 'si' è una grande spinta rispetto ai processi aggregativi - premette Ricci - Ora si tratta di capire se c'è la possibilità di fare dell'Unione attuale un'unica realtà amministrativa. Una fusione che sarebbe sicuramente più semplice nel lato sud del territorio, penso a Vallefoglia e Montelabbate, rispetto a quello nord, Gabicce e Gradara. Il versante del Foglia è più omogeneo.