Coronavirus (immagine di repertorio)
Coronavirus (immagine di repertorio)

Pesaro, 9 settembre 2020 - Primo caso di febbre a scuola, in epoca Covid. E’ accaduto ieri mattina. Presente per fare i corsi di recupero, un ragazzo sente che qualcosa non va. Gli misurano la febbre e ha 38 gradi. La rimisurano: il termoscanner a pistolina potrebbe non funzionare anche se nuovo. Ma l’aggeggio conferma la temperatura.

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Ad occhio sembra una reazione da sfreddata presa il giorno prima, ma al preside non resta che innescare la procedura antiCovid. Ragazzino in isolamento, telefonata al genitore. Telefonata ai medici e personale sanitario dell’Asur, e telefonata ai vari addetti della sicurezza a scuola. Il personale addetto s’è bardato con tutti i presidi del kit d’emergenza: visiera, mascherina, camice, calzari e ha atteso che qualcuno della famiglia venisse a prendere il ragazzo, studente alle superiori. Contemporaneamente il dirigente scolastico ha continuato ad allertare tutti i componenti della commissione antiCovid: una è stata istituita in ogni scuola in appendice ai regolamenti antiCovid e conta anche le parti sindacali.

A confermare questo primo caso di febbre in una scuola della nostra provincia, avvenuto ieri mattina, è il dirigente scolastico Riccardo Rossini, nel ruolo di presidente regionale dell’Anp. «Fortunatamente la situazione, la prima nella nostra provincia è avvenuta in un contesto in cui il preside è riuscito a fare il tracciamento – osserva Rossini –: il ragazzino aveva una sola materia, quindi si è interfacciato di fatto solo con l’insegnante in una scuola semivuota perché l’anno scolastico riprenderà tra una settimana. Seppur sia plausibile che la febbre sia il sintomo di una sfreddata del giorno prima, il preside ha innescato, per cautela e perché non ha alternative la procedura antiCovid».

Ieri è partito il procedimento: il ragazzino starà a casa e gli operatori sanitari diranno se è una sfreddata o se sarà necessario procedere con l’isolamento fiduciario per chi è entrato in contatto con lui. Intanto come primo caso senza precedenti, la scuola si è mossa in assoluta cautela: «il preside disporrà il da farsi con i sanitari» continua Rossini che arriva però subito al nodo. «Purtroppo si evidenzia la necessità che le scuole misurino la febbre all’ingresso. Affidarsi alle famiglie con il patto di corresponsabilità è giusto, ma non basta. Inoltre è assolutamente necessario che il protocollo di verifica antiCovid si attivi e dia risposte in tempi strettissimi: i meccanismi di verifica devono tradursi in reazioni precauzionali devono avvenire praticamente in tempo reale. Perché a scuola aperta, quando viaggeremo con i numeri a quattro cifre delle scolaresche è chiaro che per non generare allarmi infondati bisogna gestire con naturalezza episodi del genere». 

Insomma, calma e gesso. «Se non si trova una procedura pratica, veloce che permetta di distinguere i sintomi da Covid da tutte le altre influenze stagionali il sistema andrà in tilt in tempi rapidissimi. Anche perché le dichiarazioni di avvenuta guarigione di fatto necessiteranno dei tamponi, nessun medico si assumerà la responsabilità altrimenti». Questo spiega perché le scuole anche se la misurazione della temperatura agli studenti non è obbligatoria, si sono attrezzate per mettere i termoscanner.