Da sinistra: Gabriele Frausini e il direttore di Rianimazione Michele Tempesta
Da sinistra: Gabriele Frausini e il direttore di Rianimazione Michele Tempesta

Pesaro 26 luglio 2021 - "In ospedale ci sono pazienti vaccinati, dunque il vaccino non funziona". E’ questo il nuovo mantra che circola negli ambienti no vax. Ma si tratta di un errore di prospettiva di chi evidentemente in ospedale non ci va, visto che chi ci passa gran parte del suo tempo racconta un’altra storia. Che parla piuttosto di ’ravvedimenti’ in corsia.

Variante Delta: i sintomi nei vaccinati. Chi colpisce e come curarla - Vaccini under 12, la pediatra: "Effetti futuri? Improbabili. Nessun timore per i bimbi" - L'epidemiologo Ciccozzi: "Un anno fa 300 contagi, oggi 5mila. Ma il quadro è migliore"

D’altronde diffidare delle fiale finché si sta bene è facile. Più difficile è mantenere questa coerenza quando ci si trova in un letto d’ospedale, a un passo dall’Intensiva (dove per la cronaca ci sono due pazienti: una necessariamente non vaccinata perché affetta da altre patologie e l’altro a cui era stato somministrato lo Sputnik a Mosca). Dunque al momento in ospedale ci sono in tutto 9 pazienti covid: e la doppia dose in pratica ce l’aveva solo uno. Ce lo facciamo spiegare da Gabriele Frausini, direttore della Medicina subintensiva.

Direttore Frausini, quanti pazienti ha nel suo reparto?
"Al momento 4".

Sono vaccinati?
"Due no. Uno aveva ricevuto la prima dose. Un altro anche la seconda, pochi giorni prima".

La sorprende?
"Finora di ricoverati che mi hanno sorpreso non c’è stato nessuno. Nel senso che è noto che una sola dose di vaccino non dà una copertura sufficiente".

Il paziente che ne aveva due?
"Aveva fatto il richiamo da pochissimi giorni, quindi non aveva ancora sviluppato una protezione efficace, che scatta dopo un paio di settimane. E’ stato sfortunato. Poi non dimentichiamo che la vaccinazione anti-Covid-19, come accade per tutte le vaccinazioni, non protegge il 100% degli individui vaccinati. In medicina il 100% non esiste".

I due pazienti non vaccinati in che fascia di età sono?
"Sui 50 anni. Ormai gli anziani non arrivano più, la fascia di età è quella. Comunque li abbiamo convinti a vaccinarsi".

Perché non l’avevano fatto prima?
"Perché la gente è frastornata, bombardata da informazioni fuorvianti, abituata a cercare le risposte nei posti sbagliati. Si antepone il rischio di complicanze minime agli enormi problemi in cui si incorre se non ci si vaccina. Ma ora credo che si siano ricreduti".

C’è un altro paziente in ospedale, di neanche 50 anni, ricoverato con una brutta polmonite interstiziale. Anche lui risulta vaccinato.
"Sì, è ricoverato a Malattie Infettive. Si è contagiato da un contatto stretto che era tornato dal Marocco. Non conosco perfettamente i dati epidemiologici di quel paese, ma so che le infezioni crescono a ritmo sostenuto ( si è passati dai 288 casi del 21 giugno ai 2.853 del 17 luglio; il 19 luglio risultavano 531.361 casi attivi e circa 9.296 decessi, ndr). Di fronte a una circolazione del virus così alta, il vaccino può non bastare. Tra l’altro il paziente in questione era probabilmente immunodepresso per patologie pregresse, anche questo può spiegare perché si sia ammalato facilmente malgrado il vaccino".

Le vaccinazioni al momento procedono a fatica.
"Sì, e questo consente al virus di continuare a girare ed evolvere verso nuove varianti. Al momento le evidenze scientifiche ci dicono che tutti i vaccini di cui disponiamo sono efficaci contro le varianti, compresa la Delta. Ma per esempio c’è la variante Epsilon, isolata in California, di cui non sappiamo niente. Per cui è il momento accelerare, anche per consentire ai ragazzi di riprendere la scuola. Non possiamo negare una parte così importante della loro crescita personale".