Quotidiano Nazionale logo
17 apr 2022

Riemerge il boccale dell’amicizia di Molaroni

Fatto per bere al compleanno del celebre ceramista pesarese, in occasione dei suoi cinquanta anni, ora si trova in una collezione privata

*
Cronaca
In alto, Vincenzo Molaroni (1859 - 1912) e il boccale per versare il vino alla festa
In alto, Vincenzo Molaroni (1859 - 1912) e il boccale per versare il vino alla festa
In alto, Vincenzo Molaroni (1859 - 1912) e il boccale per versare il vino alla festa

di Federico Malaventura *

Nelle botteghe di ceramica pure i compleanni e gli anniversari si festeggiavano goliardicamente, creando delicati e raffinati ricordi dipinti con estrema vigoria.

E’ proprio il caso del boccale presente in collezione privata che vi mostriamo oggi, riemerso dalla polvere del tempo, creato per volere di Vincenzo Molaroni (1859 - 1912) nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, usato per dissetare con del profumato e dolce vino i commensali accorsi all’importante avvenimento.

Questo raro reperto storico plasmato nei decenni migliori della manifattura, fondata nel lontano 1880 dallo stesso Vincenzo, ci fa capire quanto la fabbrica fosse una grande famiglia allargata, dove oltre al lavoro, si rideva, scherzava, e si alzava un po’ il gomito ogni tanto. Al centro della brocca il testo in latino tradotto cita così:

"Agli amici e ai compagni vasai affinché bevano lungamente e felicemente, Vincenzo Molaroni di anni cinquanta -1909".

La decorazione presente sulla superficie della maiolica è eseguita solo con i pigmenti blu e arancio, ripresi da modelli faentini in “stile Severo” con la presenza di decori fitomorfi creati nella seconda metà del XV secolo, anche se la formella gotica polilobata esterna che racchiude il tutto è chiaramente un’estrapolazione precedente.

Alla base del manico è presente la dicitura “Pisaurum”, antico nome latino della città adottato in molte opere anche da Ferruccio Mengaroni, ex dipendente che lascerà nel 1908 il vivaio Molaroni, fondando la conosciuta e omonima fabbrica di maioliche in viale Trento, chiusa nel 1958. Agli inizi del XX secolo c’era ancora molta confusione nell’attribuire le antiche maioliche ai diversi centri, a volte le ceramiche prodotte a Pesaro erano scambiate per Faenza, Deruta, Napoli o viceversa, trovando solo il giusto posto nella storia diversi decenni dopo.

La ditta Molaroni, ancora attiva oggi in via Luca della Robbia a Pesaro, si è specializzata negli anni nelle decorazioni più disparate, riproponendo modelli medievali, rinascimentali e barocchi, senza tralasciare la famosa rosa purpurea pesarese che rese nel Settecento tanto famosa la città.

Purtroppo tre anni dopo, nel 1912, Vincenzo Molaroni muore improvvisamente lasciando la bottega in mano al figlio Francesco, che introdurrà nuovi decori e assumerà valenti e giovani artisti, portando una ventata di freschezza tra il Liberty e il Decò.

* studiosoed esperto di ceramica

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?