OSPEDALE DI MURAGLIA L’interno dell’ospedale,  per l’esattezza il reparto di Radioterapia,  in una foto recente
OSPEDALE DI MURAGLIA L’interno dell’ospedale, per l’esattezza il reparto di Radioterapia, in una foto recente

Pesaro, 12 ottobre 2018 - Guardando i numeri, sembra che negli ultimi tre mesi dell’anno ci si ammali meno, mentre nello stesso periodo le liste d’attesa si allungano. Accade in tutta Italia, ma nelle Marche il fenomeno è più marcato che altrove: nel quarto trimestre 2016, rispetto al primo, sono state erogate il 20 per cento in meno di prestazioni specialistiche e di esami diagnostici. Peggio di noi ha fatto solo la Campania. A dirlo il report appena pubblicato da Polis, l’istituto per il supporto alle politiche della Regione Lombardia. Inoltre si allungano i tempi di attesa, soprattutto per le prime visite, nonostante le prestazioni offerte siano di numero inferiore.

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Sembra un paradosso, ma in realtà c’è un motivo: gli ospedali pubblici e i centri privati convenzionati con il Servizio sanitario regionale ci curano finché hanno i soldi. Quando li finiscono, come avviene verso fine anno, chiudono le agende per le prenotazioni e ai pazienti viene detto: La lista d’attesa è molto lunga, chiami più avanti». Così, risonanze magnetiche o altri controlli slittano all’anno successivo, tutto perché la Regione rimborsa le cure che vengono erogate ai pazienti sulla base di un budget definito struttura per struttura. Nel pubblico, i direttori generali che lo sforano rischiano di perdere il posto; invece i privati accreditati, una volta raggiunto il tetto di spesa, non vengono più rimborsati, dunque rischiano di rimetterci in proprio. Principio giusto, ma che determina storture se è vero che i pazienti, in caso di bisogno, sono costretti a pagare l’intera prestazione per soddisfare i propri problemi di salute.

«Va verificato perché tutto questo accade, struttura per struttura. E poi rivedere tutta la programmazione», afferma Leo Mencarelli, segretario regionale Anaao Assomed in seno all’Asur e vice-presidente provinciale dei medici. «Dalla mia esperienza – spiega - lo stratagemma di rinviare gli appuntamenti è molto diffuso nel privato convenzionato, dove negli ultimi tre mesi dell’anno si lavora solo a pagamento. Nel pubblico, escluse le emergenze (garantite), è possibile che accada non solo per motivi finanziari ma anche per altri aspetti organizzativi, come la necessità di far godere le ferie al personale, che fa diradare le prestazioni». Punta il dito su programmazione e cattiva gestione delle risorse anche Monia Mancini, presidente regionale Tribunale del Malato, richiamando la Regione a intervenire. «Sulle liste di attesa siamo in prima linea – afferma Mancini - Dalle nostre sedi territoriali, quindi anche da Pesaro, Fano, Urbino, riceviamo segnalazioni di difficoltà di accesso ad esami e visite, una garanzia che deve essere comunque data entro i tempi stabiliti per legge». Il Tribunale ha aperto con la Regione un tavolo per verificare l’utilizzo del fondo Balduzzi per l’abbattimento delle liste d’attesa.