I NUMERI Solo all’ospedale Marche Nord risulta iscritto  al sindacato il 50 per cento  dei circa 400 medici in servizio
I NUMERI Solo all’ospedale Marche Nord risulta iscritto al sindacato il 50 per cento dei circa 400 medici in servizio

Pesaro, 12 dicembre 2017 - Interventi programmati rinviati, esami diagnostici fermi, ambulatori a scarto ridotto. Oggi medici, veterinari e dirigenti sanitari, strutturati o precari, che lavorano nella sanità pubblica scendono in sciopero e l’adesione si annuncia piuttosto alta. Infatti incroceranno le braccia, per quello che potrebbe essere un black-out di 24 ore, tutte le principali organizzazioni sindacali dei camici bianchi.

Tanto per avere un’idea, solo all’ospedale Marche Nord risulta iscritto al sindacato il 50 per cento dei circa 400 medici in servizio, ed è immaginabile che la maggioranza aderisca alla giornata di protesta. Ovviamente saranno assicurate le attività di urgenza, sia chirurgiche che di pronto soccorso, quindi chi ha bisogno di prestazioni sanitarie di emergenza non si accorgerà di niente. Per gli altri invece ci potrebbero essere problemi, tra code e appuntamenti saltati: in forse tutte le attività programmate, con possibili contraccolpi nelle sale operatorie, anche perché in prima fila a fermarsi ci saranno proprio gli anestesisti. E, senza di loro, interventi non se ne fanno.

Il personale risulterà ridotto anche nei reparti di degenza, dove comunque verrà garantito un contingente minimo di medici che dovrà essere in servizio per assicurare la continuità assistenziale in caso di emergenze e urgenze, interne ed esterne, come spiega Andrea Cani, direttore medico del presidio di Urbino: «Si tratta di uno sciopero molto più sentito dell’ultima volta – spiega –. Come sempre accade in questi casi, abbiamo provveduto a formalizzare gli esoneri dal diritto allo sciopero per assicurare ai malati almeno la presenza di un medico». Questo significa che in un ospedale come il Santissima Misericordia, circa il 30 per cento dei medici saranno comunque sul posto di lavoro. Invece per l’attività chirurgica e diagnostica, i responsabili hanno avuto attenzione a non accumulare le prestazioni programmate nella giornata di oggi. Il motivo principale dell’astensione è il definanziamento del sistema che rischia di mettere a repentaglio la tenuta e la professionalità della sanità pubblica, a scapito dei pazienti. «La sanità chiude un giorno per non chiudere per sempre» è lo slogan coniato dall’Anaao-Assomed, una delle voci che più di frequente si alzano in difesa dei camici bianchi, che per oggi ha organizzato un’assemblea regionale nella sala corsi di fronte all’hotel Palace, all’uscita dell’autostrada A14 di Ancona Sud, cui seguirà una conferenza stampa.

«Il primo tema di rivendicazione, inutile negarlo, è quello contrattuale – ammette Oriano Mercante, segretario Anaao Assomed Marche –. Da otto anni attendiamo il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, che è triennale, e denunciano il largo utilizzo del precariato per supplire alle carenze. Altro problema segnalato è la sottodotazione degli organici che porta i medici a fare migliaia di ore di lavoro in più rispetto alle 38 ore settimanali regolamentari. Se si rifiutassero di farle, si arriverebbe al blocco completo dell’attività e il sistema andrebbe in tilt. E poi c’è il fatto che si va verso una privatizzazione strisciante della sanità, non dichiarata, ma a cui nessuna forza politica volersi opporre con decisione».