Pesaro, 2 ottobre 2018 - «Solo dieci centimetri più in alto e sarei morto. E’ stato come un fendente, sferrato con una sbarra o un bastone, mi è arrivato tra capo e collo, il giubbotto per fortuna ha attutito un po’ il colpo. Io sono caduto per terra e non ricordo più nulla». Il dirigente della Squadra Mobile, Silio Bozzi, 58 anni, parla dal letto del reparto di Medicina d’urgenza, al San Salvatore, con i tanti colleghi poliziotti che ieri sono andati a trovarlo dopo gli scontri avvenuti domenica sera alla fine della partita (VIDEO) tra Vis e Ternana (FOTO).

AGGIORNAMENTO Foto e numeri di targa per identificare gli ultras

Bozzi coordinava con una collega l’ordine pubblico fuori dallo stadio Benelli. Ha la frattura di una costola e una commozione cerebrale, oltre alla distorsione del rachide cervicale: almeno un mese di prognosi, la notte appena trascorsa lo hanno tenuto in osservazione, in maniera cautelativa.

Scontri dopo Vis-Ternana

I fatti avvengono intorno alle 20 e 40, all’incrocio tra via Lanza e via Martini. Lo stadio è già stato ‘bonificato’ da un servizio di ordine che fino a quel punto ha funzionato bene: i tifosi biancorossi sono già tutti lontani, sono rimasti soltanto gli ultimi tifosi della Ternana che stanno rientrando a bordo di auto private e furgoncini. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, uno dei tifosi va a prendere la sua auto e vi scopre un vetro rotto. Ha la certezza che sia stata colpa dei vissini. Scatta la voglia di vendetta. Chiama gli amici. «Uno degli ultimi gruppi, circa 50 persone, che se ne stava andando – spiegano il giorno dopo i poliziotti – si ferma e inizia una sorta di caccia al tifoso pesarese, per vendicare l’affronto del vetro rotto». Tra le tifoserie si è accumulata tensione. Di certo, quando la polizia capisce che l’ultima fronda di tifosi umbri potrebbe essere pronta a scatenare la «caccia al pesarese», cerca di bloccarli.

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Lo scontro nasce da qui. La polizia prova inizialmente a parlare col gruppo, ma è un tentativo inutile. Molti di loro sono incappucciati, alcuni hanno i fumogeni, escono da tre furgoni e un paio di auto station wagon. Lo scontro con i poliziotti del Reparto mobile giunto in aiuto da Senigallia e con gli altri da Pesaro è quasi immediato. Qualcuno dei ternani nello scontro forse tenta una manovra di aggiramento: uno di loro arriva subito dietro Bozzi, che sta andando sulla prima linea dove opera il Reparto mobile, e lo colpisce con un corpo contundente violentemente alla schiena, in diagonale, rompendogli una costola. Bozzi cade per terra. Perde i sensi. Dirà poi ai colleghi che si ricorda solo i tanti vetri rotti delle bottiglie, sparsi per terra, e il suono della sirena dell’ambulanza che lo trasporta al San Salvatore.

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Le indagini. Nessuno dei ternani viene lì per lì bloccato. Alcuni degli agenti difendono Bozzi per terra mentre aspettano l’ambulanza, gli altri sparigliano il gruppo. Da ieri mattina, la Digos sta visionando tutto quanto possa aver ripreso la scena, compresi alcuni filmati fatti da alcuni privati dai terrazzi di casa: il tutto per risalire al responsabile o ai responsabili e adottare i provvedimenti del caso. Nel punto dove è avvenuto lo scontro, il nuovo impianto delle telecamere che copre stadio e dintorni, pure potenziato in occasione della promozione della Vis in serie C, non arriva. E si tratta di una via molto buia. Da qui la scarsa chiarezza delle immagini. Le indagini sono solo all’inizio. E la tac fatta al vicequestore Silio Bozzi è negativa. Oggi probabilmente verrà dimesso.