Studentesse all’esterno della scuola (foto d’archivio)
Studentesse all’esterno della scuola (foto d’archivio)

Pesaro Urbino, 4 dicembre 2021 - Le bandiere bianche non bastavano. E’ stato necessario dichiarare lo stato di sopraffazione. Con i contagi che da noi corrono 4 volte e mezzo il valore medio stimato dalla legge, da ieri, nella nostra provincia è scattato il piano b, per quanto inviso al premier Draghi. E cioè? Con un solo positivo in aula, per l’intera classe scatta la quarantena e di conseguenza, si torna in didattica a distanza. Fino a quando? Almeno per sette giorni per gli alunni vaccinati a cui per rientrare basterà un antigenico o un molecolare negativo. Saranno invece almeno dieci i giorni di quarantena per i compagni del positivo che non sono vaccinati: anche questi potranno rientrare con un antigenico rapido o un molecolare negativo. Infine, chi non farà nessun tipo di tampone, per tornare in presenza dovrà aspettare 14 giorni, prima di rientrare. Diverso è per lo stduente positivo al Covid: per rientrare dovrà avere un molecolare dall’esito negativo in aggiunta al disposto del Dipartimento di prevenzione che attesti la legittimità del suo rientro in presenza.

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A parte l’effetto da "rientro scaglionato" in classe che può incidere sulla didattica, ad alimentare la rabbia in diverse famiglie, davanti alla nuova prassi, obbligatoria da ieri, è stata la confusione di veder cambiare le regole in meno di tre giorni. Cinquantasei ore fa, per rientrare in classe sarebbe bastato un antigenico rapido dall’esito negativo fatto in farmacia. Da ieri, invece, non c’è verso: minimo la quarantena scatta per sette giorni. Ieri, primo giorno di attuazione, in una scuola, il padre di un liceale impegnato a fare sport ha dato in escandescenze per la prospettiva che il figlio finisse in quarantena. Il giovane, contatto di un compagno positivo, dovrà rinunciare a disputare una partita importante, nonostante il tampone rapido, fatto appena il pomeriggio, avesse già escluso il suo contagio. "Posso comprendere la reazione a caldo – hanno osservato in presidenza –: fino a poche ore prima il giovane avrebbe potuto disputare tranquillamente la partita, mentre ora non più perché dovrà stare chiuso dentro casa". Insomma sono passate poche ore dal braccio di ferro tra il premier Draghi e i ministri Speranza e Bianchi per cui il primo ha "difeso" la procedura dei due tamponi – uno subito e un altro di conferma 5 giorni dopo – per rientrare in classe ed evitare la quarantena che l’alta velocità del contagio ha "gabbato" la politica. Ma quali sono i numeri? Rispetto al valore ottimale indicato nella circolare ministeriale di 50 nuovi positivi ogni 100.000 abitanti – utile per un corretto tracciamento del contagio tramite testing di sorveglianza – le Marche tra il 19 e il 25 novembre giravano a tripla velocità con 150 nuovi positivi ogni 100mila abitanti. Il 2 dicembre, vigilia della contromisura straordinaria, la nostra provincia correva a 222 nuovi positivi ogni 100mila abitanti. 221,9 nuovi positivi ogni 100mila abitanti, per l’esattezza: quattro volte e mezzo più veloce. Per cui "il tracciamento non è fattibile ed è scattata la modalità straordinaria".

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Prima con numeri normali, a fronte di un positivo in aula, il Dipartimento di prevenzione comunicava le date per fare gratuitamente, nei propri centri, i tamponi. Nell’intervallo i ragazzi con l’esito negativo potevano tornare in classe. Ma con l’accelerazione dei contagi, da un paio di settimane almeno, la situazione ha visto il Dipartimento di prevenzione non rispondere neanche al telefono: i genitori facevano a proprie spese il tampone rapido, comprandolo in farmacia. Le scuole l’hanno accettato, chiedendo conferma al Dipartimento che ha risposto fin che ha potuto. Poi la resa, definitiva di queste ore. Ora si spera nel generale Figliuolo e nei centri dell’esercito per gestire i tamponi a domicilio degli studenti ed evitare il ritorno massivo della dad.