Pesaro, 10 gennaio 2016 - Sono due ragazzini, romeni. Uno ha la madre con sé, l’altro nessuno. Tra loro sono cugini. Dormono con -7 gradi in due stamberghe di cartone, alte un metro e 20, coperte di teli, a fianco del parcheggio di via dell’Acquedotto. Si chiamano Dragos e Stefan, hanno 17 anni, classe 1999, quinta elementare e la certezza di sbarcare il lunario ogni giorno: «Facciamo l’elemosina e portiamo a casa sempre 10 o 15 euro al giorno. Ci bastano per mangiare».

Si scaldano con una stufa ricavata da un bidone d’olio. Lo hanno tagliato, fatta la «bocca» per la legna e un foro per la canna fumaria. «E’ molto caldo – dice Stefan – spesso con la coperta è troppo caldo». Dicono di accontentarsi così: «Non vogliamo case più grandi. Ci basta così. Stiamo bene, non ci serve niente. Dormiamo bene. Quando andiamo a letto spegniamo la stufa perché è pericoloso. La nostra casa è piccola e si scalda subito. La luce non ci serve perché abbiamo le candele». Chiedere dei servizi igienici è troppo. Si arrangiano. Per l’acqua hanno taniche che riempiono. Ieri mangiavano carne, briosche e pane. «Buono così – dice Dragos – mentre spazza con una scopa da salotto il fazzoletto di terra davanti alla stamberga. Poco più in là, nel parco 25 Aprile, ci sono accatastati materassi, cuscini e qualche coperta. Qualcuno ci ha dormito poco prima. In fondo al parcheggio che lambisce l’ex area di stoccaggio di Marche multiservizi, c’è una un’altra tenda fatta di cartoni. Ma in quel momento arriva una pattuglia dei carabinieri in perlustrazione per vedere se ci sono persone vive o morte sotto quei cartoni. I militari appurano entrando nella tenda che non c’è nessuno da giorni. E’ rimasta una bicicletta smontata, pezzi di tubi, resti di cibo e immondizia di vario genere. I carabinieri fanno sopralluoghi tutti i giorni per verificare che non ci sia nessuno con quelle temperature. A pochi metri di distanza c’è casa Mariolina, che fornisce una quindicina di posti letto per la notte. Poi alle 8.30 chiude i battenti per riaprirli alle 19.

Ma il Comune ha anche un’altra casa di proprietà che si trova ai margini del parcheggio. E’ chiusa con lucchetto al cancello. Forse ha avuto altre destinazioni ma sicuramente quelle tende di cartone a fianco della casa sfitta stridono, soprattutto d’inverno. Vicino alla riva del Foglia si vedono i resti di baracche e materassi. Gente non c’è. Molti altri, almeno quindici persone, hanno trovato alloggio per la notte a casa Tabanelli, dietro l’Adriatic Arena. C’è anche chi non chiede niente e si infila in qualche stanza dell’ospedale requisendo una barella per dormirci. Difficile, seppur visti, dire loro voi uscite di qui e dormite fuori col termometro che segna parecchi gradi sotto lo zero.

Ma il fatto certo è che quei ragazzini rom rimasti a dormire all’aperto, sotto una casa di cartone, non vogliono andarsene da lì. L’anno scorso, in un punto diverso del parco, erano state abbattute dalle ruspe del comune tutte le catapecchie disseminate nel parco. Dentro vi erano sempre i due ragazzini e i loro parenti. Si sono spostati di qualche metro, riutilizzando quei pezzi di legno e i vecchi cartoni per issare altre due catapecchie. A terra, per difendersi dall’umidità, hanno gettato dei vecchi tappeti. «Sono molto caldi», dicono i ragazzi, che aggiungono: «Noi dormiamo con pigiama e non serve altro per il freddo».