La sede del mobilificio Spar a Chiusa di Ginestreto (Fotoprint)
La sede del mobilificio Spar a Chiusa di Ginestreto (Fotoprint)

Pesaro, 8 gennaio 2019 - E’ scoppiato ufficialmente il caso del mobilificio Spar della famiglia Vellucci, uno dei brand più noti della provincia. Ieri mattina i cento operai che ancora lavorano per questo marchio hanno incrociato le braccia dando il via ad uno sciopero che non ha scadenza. Una situazione, quella della Spar, tenuta sotto la cenere per mesi anche perché diversi dipendenti si sono sempre opposti a rendere pubblica la situazione finanziaria di una azienda che ha vissuto giorni migliori prima dello scoppio della crisi, a partire dal 2009. Tanto che la Spar è stata per cinque anni co-sponsor del basket assieme alla Scavolini contribuendo in maniera significativa alla scalata, dopo il fallimento del club, alla rinascita del primo sport cittadino, fino alla massima serie.

Perché è esplosa la situazione? Perché ieri mattina il personale è andato a chiedere, per l’ennesima volta, degli stipendi arretrati senza avere però nessuna risposta, ed era il primo giorno di lavoro dopo la chiusura per le festività. E da lì è scattata la ‘rivolta’.

Stando alle fonti sindacali il personale è in arretrato degli stipendi da settembre. E non sono stati dati anticipi nemmeno sotto Natale.

Una situazione tenuta sotto controllo sulla scorta di un piano industriale che il fondatore dell’azienda, Piergiorgio Vellucci, aveva nei mesi scorsi presentato alle banche al fine di avere finanziamenti per proseguire l’attività. Dopo il ridimensionamento avvenuto negli ultimi anni, con la chiusura dell’azienda di prefabbricati, la chiusura dei negozi con il marchio Krea, il piano industriale passava anche attraverso la chiusura dello stabilimento delle cucine di Talacchio dove attualmente sono impegnati una quindicina di dipendenti. Operazione questa che tendeva ad accorpare tutte le produzioni nel grande stabilimento che la Spar ha proprio dietro la Biesse a Chiusa di Ginestreto.

Evidentemente le banche si sono prese tempo per valutare la situazione, per cui i finanziamenti sperati (ed urgenti) non sono arrivati e la situazione finanziaria con il passare dei mesi è andata via via peggiorando fino all’‘esplosione’ delle maestranze avvenuta ieri mattina, quando hanno deciso di incrociare le braccia a tempo indefinito. Ultimo atto perché c’erano già problemi con i fornitori e ieri mattina non si sono nemmeno presentati in azienda i camionisti per caricare i mobili.

m.g.