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29 lug 2022

"Stop ai prelievi di acqua da fiumi e pozzi"

La Regione corre ai ripari contro la siccità con un provvedimento in vigore dal 1 agosto al 15 ottobre. Sanzioni pesanti per i trasgressori

29 lug 2022
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)
Un’immagine del fiume Metauro a secco scattata la scorsa estate (foto d’archivio)

Stop ai prelievi dai fiumi e corsi d’acqua della provincia di Pesaro Urbino. Ad eccezione di quelli destinati all’uso idropotabile e per abbeverare il bestiame. E per i trasgressori sono previste sanzioni pesanti, fino a 40mila euro. Una decisione netta e chiara quella della Regione che sarà operativa a partire dal primo agosto fino al 15 ottobre.

Un provvedimento che si è reso necessaria a causa del perdurare delle condizioni climatiche anomali come le costanti alte temperature e l’assenza di precipitazioni significative. Tutto ciò ha determinato una contrazione delle portate dei corsi d’acqua del pesarese rendendo critico l’approvvigionamento idrico a scopo idropotabile.

La Regione ha raccolto l’invito del comitato provinciale di Protezione civile che si è riunito in forma straordinaria lo scorso 26 luglio.

Da sottolineare che le sospensioni si applicano anche ai prelievi effettuati dai pozzi di subalveo che, essendo vicini ai corsi d’acqua, sono equiparati a prelievi di acque superficiali.

Eventuali trasgressioni saranno sanzionate in modo pesante. La violazione delle disposizioni comporterà infatti il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 4mila a 40mila euro nei casi più gravi, mentre in quelli più lievi, da 400 a 2mila euro.

Si tratta di un provvedimento indispensabile vista la situazione.

Nelle Marche riappare infatti lo spettro della siccità estrema, registrata lo scorso anno. A renderlo noto è l’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche. Dall’analisi dello stato di fatto, emerge che i volumi d’acqua, disponibili negli invasi, in una settimana si sono ridotti di quasi un milione e mezzo di metri cubi, arrivando a scendere sotto la quota dei 41 milioni.

Una quota inferiore a quella registrata nella stessa settimana del siccitoso 2017 (42,1 milioni di metri cubi).

A concorrere all’aggravarsi della condizione idrica - continua ancora il report dell’Osservatorio Anbi -, oltre alle alte temperature (in luglio, anche 5 gradi più della media) è un deficit mensile pluviometrico, che si aggira intorno al 90 per cento nelle province di Pesaro Urbino, Ancona ed Ascoli Piceno con il record di meno 98 per cento nel comune di Fano. Numeri e dati davvero preoccupanti che non potevano che richiedere interventi decisi volti a limitare al massimo sprechi e utilizzi secondari. Salvaguardando ovviamente l’uso idropotabile e quello destinato agli allevamenti.

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