Strage fatta dai nazisti: Cagli non dimentica mai

Il 21 giugno del 1944 i tedeschi rastrellarono povere persone inermi. I giovani d’oggi sono andati a ripulire la lapide e tener viva la memoria.

Strage fatta dai nazisti:  Cagli non dimentica mai

Strage fatta dai nazisti: Cagli non dimentica mai

Anche quest’anno alcuni ragazzi cagliesi hanno ripulito la lapide e ricordato il martirio avvenuto nel solstizio d’estate del 1944. Era il 21 giugno, il giorno del solstizio, il giorno che non vorrebbe morire, il giorno della massima luce. Era un giorno di aria di vendetta e di rappresaglia per i tedeschi della Wermacht che, scendendo verso Pole con un camion, videro alcune persone nei campi intente a mietere. Contadini, quindi.

Fermarono il camion e, urlando con le armi spianate, costrinsero quattro uomini a seguirli ed a salire sul loro camion. Al Pincio di Cagli c’è una stele: ci sono i nomi di 38 persone, tutte uccise nel 1944, prima del 22 agosto, giorno in cui arrivarono le truppe alleate. I loro nomi sono suddivisi in due gruppi, il primo contiene i nomi dei partigiani caduti in combattimento (26), il secondo gruppo contiene quello dei civili fucilati (12 nomi). Tra i nomi dei civili ci sono anche i nomi di quattro persone morte insieme e vissute anche insieme: i fratelli Dante e Artemio Benedetti e gli Orlandi, Angelo e Giovanni, padre e figlio, contadini delle parti di Naro. Furono fucilati dai tedeschi poco prima dei Tre Pozzi, dove poi fu posto un tronco di colonna a loro memoria, lungo la strada che porta a Secchiano e Pianello, nel giorno del solstizio d’estate del 1944. Li fecero inginocchiare e gli spararono alla nuca, in successione, non si sa chi fu il primo né chi fu l’ultimo a cadere, e l’ultima cosa che videro fu la luce limpida di quel sole di giugno al tramonto ed il giallo intenso delle ginestre tutto intorno. Fu una delle tante rappresaglie che insanguinarono l’Italia a quel tempo. La Resistenza fu anche guerra civile, perché le ferite interne alla società italiana erano profonde più di vent’anni. I Benedetti e gli Orlandi, come tutti gli altri, andrebbero ricordati: erano persone, oneste e innocenti, prima di diventare nomi incisi in un cippo. Grazie a dei "bravi ragazzi" cagliesi, ogni anno, di questi tempi, il cippo viene ripulito sotto la guida di Paolo Pompili e Giampaolo Feligioni così da riportare a giusta memoria il tragico evento.

Mario Carnali