Pesaro, 14 giugno 2018 - La storia risale a tre mesi fa. Il Resto del Carlino ne ha parlato il 28 aprile. Una classe quarta dell’istituto scolastico Benelli, al Campus, ha accerchiato un docente bloccando la lezione. Due studenti, diciottenni, hanno fatto di più: si sono avvicinati al professore seduto alla cattedra minacciandolo con un accendino acceso mentre tutta la classe incitava a dargli fuoco. Il docente ha reagito dicendo che avrebbe informato immediatamente la preside ma non lo ha fatto. E’ rimasto lì, un po’ abbozzando un po’ subendo.

Il secondo studente che si era avvicinato minacciosamente al professore, lo ha strattonato per la giacca. Altri due compagni di classe, che ridevano per lo ‘spettacolo’, continuavano ad incitare l’uso dell’accendino. Il tutto è stato ripreso con un cellulare e il video messo in rete qualche giorno più tardi. Se n’è accorta una persona esterna alla scuola che ha contattato la preside Anna Maria Marinai chiedendole se per caso quella classe quarta che si vedeva nel video fosse all’interno del suo istituto.

E la risposta è stata sì, visto che il professore si riconosceva benissimo. Il caso è finito davanti al Consiglio d’Istituto che non ha avuto esitazioni: sospensione con obbligo di frequenza per tutta la classe che incitava, bocciatura per i due studenti aggressori, sospensione di qualche settimana per un terzo studente che ha poi ammesso tutto e che, per questo, non è stato bocciato.

Bocciati, ma non solo. I due studenti diciottenni che hanno minacciato con un accendino un professore della loro classe sono indagati dalla procura della Repubblica di Pesaro per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Inoltre, si cerca anche l’autore del video e di chi, probabilmente lo stesso, che lo ha poi diffuso in rete. Ad indagare sono i carabinieri, i quali si sono mossi dopo aver letto la vicenda sul Carlino.

Nessuno infatti aveva interessato la magistratura e le forze dell’ordine fino a quel momento, malgrado fosse trascorso quasi un mese dall’accaduto. Il docente, obiettivo unico degli studenti bulli, non ha mai presentato querela né si era sentito in obbligo di denunciare l’accaduto alla preside Anna Maria Marinai, la quale ha ignorato tutto ciò che era successo per settimane. 

Dopo la pubblicazione della vicenda, la magistratura ha sentito la preside e non solo per ricostruire i fatti. I due studenti hanno davvero messo in scena il drammatico assedio con accendino al professore, il quale non ha realizzato il travalicamento di ruoli insopportabile a cui era soggetto. C’è il sospetto che questo comportamento di ‘violenza’ nei confronti del docente non fosse così sporadico, seppur in forme diverse. Per questo è molto importante la testimonianza del docente, il quale dovrà spiegare il motivo per cui non ha sporto denuncia cercando di minimizzare anche di fronte ad un video che non lasciava dubbi su quanto fosse successo. 

Non è chiaro se l’indagine sia giunta a conclusione ma non sembra esserci molto altro da scoprire. Quella classe quarta aveva deciso di ‘divertirsi’ con quel professore che avevano giudicato molle, obiettivo ideale per chi sa di potersene approfittare a piacimento. Evidentemente sapevano che non avrebbe denunciato e questo li aveva galvanizzati ad osare. Non hanno pensato, seppur fosse facile intuirlo, che un compagno col cellulare potesse riprendere tutto con l’unico scopo di diffonderlo al mondo per riderci un po’.

E quando lo ha postato nelle chat della scuola, dei gruppi di amici con centinaia di immediate condivisioni, era impossibile nascondersi o giustificare l’accaduto. Che la magistratura, agendo di propria iniziativa mancando la querela del docente, ritiene di estrema gravità tanto da prepararsi a chiamare i ragazzi responsabili a rispondere di quella violenza e minaccia nei confronti del docente dell’istituto Benelli. Dove, fino ad un mese fa, c’erano 50 studenti sospesi per varie ragioni. Due di questi, della classe quinta, non verranno ammessi alla maturità per azioni ingiustificabili durante la gita scolastica.

ro. da.