Anziana disperata (foto generica)
Anziana disperata (foto generica)

Pesaro, 14 ottobre 2019 - L’appartamento è perfetto. Pulito, ordinato, ogni cosa al suo posto. Arriva direttamente dagli anni ’60. La pensionata aggredita l’altra mattina da uno sconosciuto in zona piazza Redi apre la porta di una casa popolare con un certo timore: «Se dovete scrivere ancora, dite che ho avuto paura, molta». La signora, ben vestita, un filo di trucco, col piglio deciso di chi sa come affrontare le prove della vita, ci tiene a precisare subito un dettaglio: «Lo so che non fa differenza, ma per essere corretti io sono del 1941 e quindi non ho ancora 80 anni come avete scritto». E aggiunge: «Vi prego di non dire il mio nome. Mi dispiacerebbe».


Precisato questo, la signora racconta esattamente quello che è successo l’altra mattina: «Io dormo poco, con mio marito che è stato male per tanti anni, e ogni mattina da 40 anni mi alzo intorno alle 5 ed esco alle 5.30 per portare il sacchetto della spazzatura nel cassonetto che è qui a fianco. Passo sul retro. Poi al rientro guardo se c’è qualcosa nella cassetta della posta e torno in casa. Ma sabato mattina ho visto questo tizio che camminava e ho pensato che andasse a fare una passeggiata come tanti. Poi quando io stavo per chiudere il cancello del condominio, me lo sono trovato alle spalle. Ha dato un calcio al cancello e quindi lo ha aperto e poi è venuto verso di me dandomi un pugno e mandandomi a sbattere con la nuca contro il portone condominiale. Mi ha dato anche un calcio e sono caduta a terra. Ho cominciato a urlare aiuto, a chiamare mio marito anche se è morto da un anno per dare l’impressione a quel delinquente di non essere sola. Io continuavo ad urlare aiuto e nessuno si affacciava alle finestre. Poi questa persona, dalla carnagione chiara, secondo me anche ben vestito, senza dire una parola, tenta di abusare di me in maniera inequivocabile. Mi rompe anche il reggiseno. Urlo aiuto con più forza che ho in corpo. Allora mi solleva, mi prende in braccio per portarmi in casa o dietro qualche angolo o non so. Cerco di reagire, sento che si apre una serranda qui a fianco, si affaccia una ragazza per vedere. Mi accorgo che Marco, quello della gastronomia vicino che stava uscendo in bicicletta, si avvicina di corsa chiedendo cosa sta succedendo. A quel punto, questo pazzo maniaco mi lascia e fugge via inseguito da un ragazzo che andava al lavoro. Non sapevo se ero ancora viva. Non sentivo dolori addosso e ho deciso di non far chiamare né i miei figli né la croce rossa né i carabinieri o la polizia. Nessuno. Un po’ perché ero come tramortita e un po’ dovevo riprendermi. Avevo anche paura che non mi credessero».

I carabinieri hanno raccolto la denuncia della donna che ha subito una tentata violenza

Ora dice: «Non uscirò più al mattino alle 5.30. Quello è un pericolo». Aggiunge la figlia: «Noi l’abbiamo saputo alle 9.30. Siamo andati dai carabinieri a denunciare. Speriamo che lo prendano».