Svolta nel delitto al College. Il marito della vittima si trasforma in detective: "Sospetti su ex docente"

Urbino: Floride Cesaretti fu uccisa a badilate il 27 novembre 1998. Assassino mai trovato, ora spunta una lettera che accusava un prof. Un poliziotto che indagò sul caso svela nuovi particolari mai emersi.

Svolta nel delitto al College. Il marito della vittima si trasforma in detective: "Sospetti su ex docente"

Svolta nel delitto al College. Il marito della vittima si trasforma in detective: "Sospetti su ex docente"

di Roberto Damiani

La crudeltà, l’arma usata per uccidere, la mancanza di un motivo. Il delitto del college di Urbino avvenuto quasi 26 anni fa non ha ancora una soluzione. Ma Floride Cesaretti, 47 anni, mamma di due figli che al tempo avevano 24 e 26 anni, non è stata dimenticata da nessuno. E’ una ferita aperta per Urbino che il marito di Floride, Stellindo Denti, oggi 77enne, non accetterà mai: "Io continuerò a cercare l’assassino di mia moglie e so di avvicinarmi sempre di più al nome del colpevole. Questo grazie all’aiuto insperato di un ex poliziotto che al tempo indagò sull’omicidio ma non venne ascoltato. Qualche giorno fa mi ha rivelato dell’arrivo in procura un paio d’anni dopo quel 27 novembre 1998 di una lettera anonima molto dettagliata. Indicava con nome e cognome un ex docente di Urbino ma che due anni prima lavorava ancora in Ateneo e che quella notte soggiornava insieme forse con una donna nelle camere del college. Una lettera di cui non sapevamo nulla ma che non venne presa sul serio. So che a questa persona non venne preso il dna e non fu sottoposto ad alcun interrogatorio se non blandamente sul filo dei suoi ricordi. Ora proprio quel poliziotto, di fronte ad un’indagine condotta malissimo e che aveva trasformato noi familiari in bersagli se non addirittura in colpevoli, ha avuto l’impulso di contattarmi per dirmi quello che è stato fatto e ciò che invece è stato tralasciato. Mi ha permesso di capire che la soluzione del caso poteva essere a portata di mano ma che la mancanza di una strategia investigativa precisa ha portato ad imboccare strade senza senso.

Chiedo – dice Stellindo Denti – che la procura riapra l’indagine e ascolti l’ex poliziotto che sa il nome di un sospettato sul quale si è indagato poco o per nulla ma che la sua condotta doveva far sorgere immediatamente dei dubbi da approfondire. Invece nulla, nessuna inchiesta vera, telefoni sotto controllo o altro per cercare di capire se poteva c’entrare oppure no nel delitto. Lo vengo a scoprire che qualcuno sapeva ed ha scritto una lettera anonima con nome e cognome del presunto assassino. Capisco che non bisogna fidarsi di chi non firma ciò che dice ma non comprendo perché non si sia approfondita quell’ipotesi. Ho fatto delle ricerche nelle facoltà dove questo signore insegnava 26 anni fa per poi andarsene qualche anno dopo. Io so, lo sento, che siamo sulla strada giusta ma serve che lo sentano e si sbrighino a riaprire il fascicolo anche procura e inquirenti. Io e i miei figli abbiamo sofferto l’indescrivibile, ci siamo sentiti abbandonati, addirittura sospettati, trattati a pesci in faccia da qualche investigatore che non dimentico, ma ora vorrei che ci fosse una reazione dopo tanto girare a vuoto. Io nella giustizia ci credo ancora anche se è difficilissimo. Siamo arrivati al punto – rivela Stellindo Denti – che di fronte alla richiesta di risarcimento all’Erdis per l’uccisione di mia moglie, mi hanno risposto di no sia l’istituto, sia il giudice del lavoro di Urbino che quello di Ancona perché non abbiamo portato le ’prove del danno’". Dice l’avvocato Marco Cassiani: "Dopo due gradi di giudizio che avevano negato il risarcimento richiesto dalla Famiglia Denti la Cassazione ha finalmente riconosciuto la responsabilità dell’Ente Universitario ed ha rinviato il procedimento alla Corte di Appello di Ancona per la quantificazione del danno. Ma la Corte dorica ha ritenuto che non risultasse “provato il pregiudizio subito” dal marito vedovo e dai figli orfani ed ha negato loro, nuovamente, ogni risarcimento. Ora siamo di nuovo in Cassazione. La famiglia Denti è stata abbandonata dalle istituzioni, non ha mai ricevuto da loro un gesto di solidarietà neppur simbolico"