Pesaro, 24 aprile 2019 - Si sono ritrovati in redazione 24 ore dopo, come reduci da un naufragio. Sballottati dalle emozioni ma vivi e increduli. L’abbraccio, i sorrisi, la voglia di piangere trattenuta in gola. C’è stato tutto questo ieri tra Elisa Furlani, 27 anni, di Fano, commessa di un negozio di intimo e Gabriele Ottaviani, 40 anni, sposato, pesarese, impiegato, diventato ufficialmente il suo secondo angelo custode (VIDEO).

«Ho sentito delle urla in strada, dove non passa mai nessuno. Avevo la febbre, non stavo bene, ma sono uscito di corsa per rendermi conto e ho visto una ragazza che veniva strangolata sopra il cofano di una macchina ferma in mezzo alla stradina mentre una bambina urlava tirando i pantaloni dell’uomo ‘babbo, non uccidere la mamma’».

Gabriele non ci ha pensato affatto e si è gettato contro lo sconosciuto per scansarlo, farlo desistere, in modo da liberare quella ragazza che non aveva mai visto prima. Così come non sapeva chi fosse quel tipo con gli occhi spiritati che si chiama Matteo Cicerchia, 27 anni, di Fano, alto, grosso, impiegato modello in una ditta di commercio on-line, incensurato. Appena ha visto arrivare Gabriele, ha reagito dandogli uno schiaffo per gettarlo a terra, ma lui non ha fatto marcia indietro mettendosi al sicuro. È rimasto lì, ha cercato di mettere in salvo la ragazza e la bambina di 5 anni che urlava al padre di lasciare la mamma, di non ammazzarla mentre il 27enne diceva a sua figlia che quella donna non era più la madre. Ma poi con la follia scritta in faccia, Cicerchia ha capito che doveva cambiare programma, pur mantenendo l’obiettivo di uccidere l’ex compagna che il giorno prima le aveva detto candidamente che c’era un nuovo amore nella sua vita o almeno c’era stato, proprio perché la loro storia era morta e sepolta da 5 anni e si vedevano solo per la loro bambina. 

«Improvvisamente – ha detto ieri Elisa, parlando con calma e precisione – lui ha fermato la macchina in una stradina stretta e mi sono sentita dare una botta al petto col suo braccio destro. Vedo una lama di coltello. Non mi ha colpito perché il raggio del suo braccio era più lungo del mio torace. Riesco a prendere quel coltello, mi taglio, ma la lama si spezza. Vedo, anzi riconosco, gli occhi di un folle. Anche in passato li avevo incrociati, al momento della nostra separazione. Lui mi blocca mentre con la mano sinistra prende un secondo coltello dalla tasca cercando di piantarmelo nel petto. Lo afferro per la lama prima che mi colpisse e anche questo si spezza. Non so come riesca ad uscire dallo sportello di destra ma ce la faccio benché continui a stringermi al collo».

Poi ancora: «Esce sulla destra anche lui tenendomi strette le mani alla gola. Cado per terra, e lui si butta sopra di me. Urlo ma non respiro più. Capisco che sarei morta. Ma torno in piedi, mi dà un pugno in faccia e cerca di strangolarmi. La bimba gli tira i pantaloni per dirgli di non toccarmi, di non uccidermi. In quel momento arriva Gabriele, gli dà una spinta, lui allenta la presa, io telefono al 113. Non è finita perché cerca di travolgerci tutti con l’auto. Non ce la fa perché la ruota sinistra anteriore finisce in un tombino. Noi fuggiamo e ci barrichiamo in casa di Gabriele. Tremiamo ma sappiamo che sarebbe arrivata la polizia».

Gli agenti arrestano Matteo Cicerchia mentre cercava di darsi fuoco dopo essersi cosparso di benzina che si era portato dietro. Ma nella colluttazione con Gabriele, aveva perso l’accendigas. Così anche lui è salvo grazie all’eroe per caso. Ora il sindaco Ricci intende dare un encomio a Gabriele: «Sono onorato, ho ricevuto messaggi da tutto il mondo. Io non sono abituato. Sarei felice però se venisse dato anche a Elisa e alla sua voglia di vivere».