Diamanti
Diamanti

Pesaro, 21 gennaio 2019 - La Procura della Repubblica di Pesaro indaga su alcune banche, con filiali a Pesaro e Fano, che hanno venduto ai propri clienti due o tre diamanti per 30, 40 o 50mila euro. Nulla di illegale fino a qui. Il problema è che stato ingannevole (lo ha riconosciuto anche il Tar del Lazio con la sentenza n.10968/18) il metodo di vendita dei diamanti spacciato come bene rifiugio ai clienti di banca del tutto sprovveduti di nozioni specifiche ma solo fiduciosi in ciò che diceva la funzionaria di banca che loro conoscevano da anni.

La quale ha venduto loro diamanti facendoli pagare il doppio del reale valore dimenticandosi di dire che il 60 per cento del costo se ne andava in provvigioni dell’intermediario e guadagni per la banca. E ora quei diamanti sono pure spariti, o meglio, bloccati.

«Hanno mostrato ai clienti una quotazione inventata dei diamanti – rivela l’avvocato Floro Bisello responsabile regionale di Adusbef che ha fatto ricorso alla procura della Repubblica – questo grazie al fatto che gli intermediari a cui si affidavano le banche per reperire fisicamente i diamanti – compravano di tanto in tanto una pagina pubblicitaria sul Sole24 Ore pubblicandoci delle finte quotazioni. Pari al doppio del reale valore del diamante. Era una specie di studio sul settore ma veniva spacciato per quotazione. Anche l’Authority ha elevato 15 milioni di multa alle banche e poi a due società di intermediazione per questa ingannevole strategia di vendita ai danni di ignari risparmiatori».

Continua l’avvocato Bisello: «Ora una delle due società di intermediazione che operavano per conto delle banche è appena stata dichiarata fallita e i diamanti sono in mano al curatore fallimentare. Che non è chiaro se e quando potrà restituirli ai legittimi proprietari. Noi intanto abbiamo presentato denuncia querela in difesa di una coppia di coniugi di Pesaro che si fidava ciecamente della funzionaria della loro banca. Questa li ha convinti nel 2016 ad investire 40mila euro per l’acquisto di 2 diamanti dicendo loro che in caso di necessità avrebbero avuto l’immediata restituzione dell’investimento compreso di interessi. Non era vero nemmeno questo perché il contratto prevedeva che per riavere i soldi indietro sarebbe stato necessario trovare un altro acquirente di quei due diamanti e che li pagasse lo stesso prezzo. Il che era impossibile. Per questo, abbiamo già presentato istanza di restituzione dei due diamanti alla curatrice fallimentare della società di intermediazione, ma nel contempo abbiamo querelato il consiglio di amministrazione della banca che ha venduto ai propri clienti quelle pietre dal prezzo astronomico perché gonfiato sia la funzionaria di banca che non ha esitato a convincere i due coniugi ad accettare una operazione che era già ingannatrice alla radice e che sarebbe stata comunque adatta a clienti con alta esperienza e propensione al rischio».

L’indagine è stata affidata al sostituto procuratore di Pesaro Silvia Cecchi