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26 mag 2022

Uccise la moglie a Natale con 12 coltellate Condannato a 24 anni, esclusi i futili motivi

Sentenza lampo per Vito Cangini, l’uomo che ammazzò la moglie Nataliya, ucraina di 61 anni, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre. Gli avvocati in cerca di una struttura alternativa al carcere vista l’età dell’uomo: "Ma due ricoveri ci hanno detto di no"

26 mag 2022

Non era in aula, ieri mattina, Vito Cangini, nel giorno della sentenza. I suoi legali hanno preferito che rimanesse in carcere per il timore che non reggesse allo stress della lettura del dispositivo. Così l’80enne, ex saldatore, originario di Sarsina, lo ha saputo più tardi, in cella, di essere stato condannato a 24 anni di reclusione per aver ucciso la moglie 61enne ucraina, Nataliya Kyrychok, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 2021, nella loro casa di Fanano, a Gradara. Le ha sferrato 12 coltellate, di cui 2 mortali al polmone e al cuore. È stata una sentenza lampo, arrivata dopo appena un quarto d’ora di camera di consiglio, con cui si è chiuso il primo grado di un processo velocissimo, definito in due sole udienze. Ma potrebbe finire presto anche la permanenza dietro le sbarre di Cangini. La legge vieta infatti che gli ultrasettantenni scontino la misura cautelare in carcere. Si tratta di trovare una struttura che lo accolga. E i suoi difensori, gli avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi del foro di Rimini, si sono già mossi chiamando due ricoveri. "Ma entrambi – hanno spiegato ieri durante l’arringa – ci hanno detto di no". La Corte d’Assise (presieduta dal Giuseppe Fanuli, a latere Maurizio Di Palma) ha così accolto la richiesta di pena avanzata dal pm Giovanni Narbone alla scorsa udienza. Ma, ferma restando l’aggravante del vincolo coniugale, ha escluso quella dei motivi abietti e futili. "Prendiamo atto e lette le motivazioni faremo appello. – il commento dei legali – Cangini non poteva venire perché il suo cuore non poteva reggere. Per lui è già una pena essere a processo". "Questo – aggiungono - è stato un processo sulle carte dal momento che abbiamo dato il consenso ad acquisire tutti gli atti di indagine. Un processo di pena e non di responsabilità. La Corte ha escluso i futili motivi perché Cangini ha commesso un uxoricidio non un femminicidio".

Ed è da questo punto che è partita l’arringa dell’avvocato Alberto Alessi che ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un femminicidio. "Non ci sono i presupposti criminologici. Non ci sono i motivi abietti e futili della gelosia. Cangini non era possessivo verso Nataliya. Era da due anni che sospettava di essere tradito, la lasciava libera nel vizio del gioco, non le ha impedito di passare le vacanze in Ucraina, né di lavorare tanto come lei faceva, mentre lui restava sempre solo. Non ci sono stati maltrattamenti denunciati. Quello di Cangini è stato un raptus. Era alterato per aver bevuto nel pomeriggio prima del fatto. Lo dice lui, lo dicono le bottiglie ritrovate. Soffriva di un senso di inadeguatezza a rapportarsi sentimentalmente con la moglie. Ha ucciso per gelosia, che è un sentimento umano, tutti la provano, ma la futilità la danno certe caratteristiche della gelosia. Lui sapeva che senza Nataliya sarebbe rimasto un vecchio solo. Ma è futile la paura di essere soli? A 40 sì, ma non a 80. A determinare l’azione criminosa di Cangini è stato qualcosa di complesso, non di futile, qui non c’è l’istinto becero sessuale".

"Abbiate pietà di Vito Cangini – è stato l’appello lanciato dall’avvocato Alessi senior, Fiorenzo – questo è un processo di solitudine, lui è un uomo con la paura di morire solo. Ha avuto uno spegnimento improvviso della luce. La stessa procura ha detto che non tutti gli omicidi sono da ergastolo, ebbene questo non è da 24 anni". Per le difese, ma non per la Corte. Che su quei 24 anni ha messo la firma. Elisabetta Rossi

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