Un cardinale per San Crescentino. E alla processione è mare di folla

Il saluto di Fernando Filoni, invitato dall’arcivescovo: "Mi considero oggi compartecipe della vita di Urbino" .

Un cardinale per San Crescentino. E alla processione è mare di folla

Un cardinale per San Crescentino. E alla processione è mare di folla

La ricorrenza di san Crescentino, al secondo anno per monsignor Sandro Salvucci, si è svolta ieri ancor più in pompa magna del solito: a celebrare la funzione è stato infatti il cardinale Fernando Filoni, invitato dall’arcivescovo; e il cardinale si è ben calato nell’atmosfera urbinate, che ha come sempre gremito sia la cattedrale che le vie della città nella successiva processione con l’antica statua in cartapesta del santo.

Non mancava praticamente nessuno: da varie confraternite con le loro vesti colorate, sia di Urbino che della diocesi, agli scout, dall’Unitalsi al gonfalone dell’università. Non hanno fatto eccezione tutte le autorità militari e il sindaco Maurizio Gambini, seduti nelle prime panche. All’inizio della celebrazione, prima di lasciare tutto in mano al porporato, Salvucci ha presentato il cardinal Filoni: già prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (ex Propaganda Fide) e nunzio apostolico in varie nazioni, ora è gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro; erano infatti presenti alcune decine di cavalieri e dame, nei rispettivi mantelli bianchi e neri, giunti da Marche e Toscana. Salvucci ha annunciato che tutte le offerte raccolte ieri saranno inviate alla diocesi di Gerusalemme, in questi mesi in forte sofferenza economica a causa della guerra in corso, che ha eliminato ogni traccia di turismo nei santuari cristiani della Terra Santa.

Era presente, dopo vario tempo in cui mancava da Urbino, anche l’ex arcivescovo Giovanni Tani, reduce da un lungo periodo di convalescenza per un intervento. Nell’omelia, il cardinale, dopo aver ricordato con piacere i suoi precedenti viaggi a Urbino (ha coordinato negli anni passati alcuni soggiorni studio estivi di sacerdoti stranieri), ha esordito dicendo: "Più che ospite mi considero oggi compartecipe della vita di Urbino, che già conosco, ma che vedo per la prima volta in occasione della festa patronale. Di Crescentino non vi parlerò molto, penso che voi già lo conosciate. Concentriamoci sul suo amore totale a Cristo che manifestò con la predicazione, fino al martirio. Evangelizzare fu l’ultimo comandamento lasciato da Gesù ai discepoli. Ma è anche il primo dei doveri di ogni battezzato e della Chiesa. Nella vita tuttavia non basta annunciare il vangelo, ma bisogna essere testimoni credibili della fede. Il battezzato non nasconde la propria identità, né la dissimula vergognandosi di essa. Un cristiano però non la ostenta nemmeno: la fede emerge naturalmente nella bellezza della parola di Dio e della sua verità, come faceva Gesù, affascinando tutti. Cercate di farlo anche voi, in un luogo antico come Urbino, degno di custodire quella perla preziosa della testimonianza di fede che è San Crescentino".

Al termine della messa, il gruppo dei portatori della statua, guidato da oltre un decennio da Gian Luca Marcucci, ha sopportato il pesante simulacro di Crescentino con il consueto sacrifico e con forza, di braccia, spalle e animo. Dopo le soste in tre punti a benedire università, monasteri di clausura e la piazza, il nastro di folla è tornato sul sagrato del duomo per l’ultimo solenne gesto: la benedizione della statua stessa, mossa in alto, in basso, a sinistra e a destra dai portatori. Tra un anno esatto, san Crescentino uscirà di nuovo.

Giovanni Volponi