"Urbino capoluogo di provincia?. Un lavoro che ha richiesto anni"

Il capogruppo del movimento 'Urbino e il Montefeltro' critica il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino per non riconoscere il lavoro precedente che ha portato Urbino a diventare capoluogo di provincia. Sottolinea anche l'importanza di mantenere gli impegni presi in passato.

Urbino capoluogo di provincia è un tema caro a cittadinanza e politica. Dopo la conferma ufficiale da parte del presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Giuseppe Paolini, che da aprile sarà aperto un ufficio in città , interviene Giorgio Londei, capogruppo in Consiglio comunale del movimento ‘Urbino e il Montefeltro’. "Al presidente della Provincia intendiamo ricordare che non si sarebbe giunti a questo storico risultato se non ci fosse stato un lavoro precedente agli ultimi 10 anni; infatti è del 2013 la sentenza della Corte Costituzionale che definì, inequivocabilmente, Urbino Capoluogo di Provincia e non co-capoluogo come lui dice, specificando, che la rappresentanza legale resta a Pesaro il che è discutibile e di vedere con giuristi qualificati. Non sono una novità le sedute del Consiglio provinciale in Urbino in quanto già un suo predecessore, Vito Rosaspina negli anni Novanta, su richiesta dell’allora sindaco di Urbino, convocò un consiglio provinciale nella città ducale per non fare chiudere il Tribunale. Potremmo anche parlare della modifica della targa, da PS a PU, richiesta nel 1994. Ci pare, poi, curioso che il Presidente dimentichi il passato proprio nel momento in cui Urbino anche i sassi sanno come si sono svolti i fatti, il nostro lavoro - punteggia Londei -, anche recentemente, il 28 novembre del 2023, sollecitava che lui mantenesse gli impegni che risalivano a oltre due anni fa. I fatti sono fatti, le opinioni rimangono opinioni. Un anno fa il sindaco e la Giunta vennero in Consiglio comunale a proporre le indennità secondo gli abitanti e non come capoluogo, fummo noi con fermezza a chiedere il ritiro della delibera e interpellare il Ministro degli interni e dell’economia i quali in un decreto ad hoc dissero che le indennità dovevano essere quelle di capoluogo di Provincia, come noi abbiamo sostenuto.Non sappiamo se il riconoscimento ci sarebbe stato ugualmente se quella inappropriata delibera non fosse stata fermata", conclude.

fra. pier.