Valentino Rossi
Valentino Rossi

Pesaro, 18 gennaio 2020 - Aveva "sorpassato" con successo i suoi avversari in primo grado, ma questi lo hanno risorpassato in Appello. Insomma, per ora, a vincere, nella disputa tra Valentino Rossi e la coppia di custodi della sua mega-villa di via dei Mandorli a Tavullia, sono questi ultimi, illegittimamente licenziati dal pilota, secondo quanto stabilito con sentenza del 16 gennaio scorso dalla corte di Appello di Ancona. E quindi stavolta deve pagare Vale: un totale di circa 34 mila euro, tra l’indennizzo alla coppia di moldavi per l’illegittimo licenziamento e 10mila di spese legali al loro avvocato, Mario Del Prete, coadiuvato dalla collega Cinzia fenici.

Tutto inizia nei giorni di Natale del 2016, quando la coppia moldava – Victor Untu, 55 anni, e la moglie Zinaida Jigan, 54 anni, – a distanza di pochi giorni l’uno dall’altra, ricevono la lettera di licenziamento firmata dalla Domus mea, la società che possiede la villa, di cui il padre di Vale, Graziano, è amministratore unico. Il licenziamento viene motivato dal fatto che la villa sarebbe stata messa in vendita. Niente villa, niente custodi: che quindi dovevano andare a casa.

La coppia (assunta lui nel 2005 e l’altra nel 2008) in effetti impugna subito il licenziamento. Non solo, aveva chiesto anche il pagamento di un monte ore straordinari (per un controvalore di circa 80 mila euro), ore di lavoro spese per mantenere in ordine l’immensa villa del 9 volte campione del mondo. Si va in tribunale.

E in primo grado, il giudice dà ragione a Valentino. Quel licenziamento è regolare – distinguendo tra Rossi e la Domus mea, "sono due entità diverse", ragiona il giudice – e gli straordinari non devono essere pagati, perché i legali di Valentino (Virgilio Quagliato e Giacomo Cancellieri) sono riusciti a dimostrare, fatture alla mano, che in realtà non li hanno fatti i due moldavi, ma ditte esterne.

Il legale dei moldavi, Del Prete, ricorre quindi in appello. "In realtà – ha ragionato e dimostrato l’avvocato Del Prete – la villa era già stata assegnata a Valentino a settembre del 2016". Del Prete va infatti in conservatoria e controlla i registri immobiliari: si vede che Domus mea compra da una società inglese (sempre facente capo a Vale) la villa nel 2009, e poi che il 30 settembre 2016 la villa viene assegnata all’unico proprietario, Valentino. Quindi, il proprietario era e resta Valentino. Non è questione quindi di sciogliere o meno l’attività, che per Del Prete è una finzione. Valentino è l’assegnatario dell’immobile, e deve continuare a pagare lo stipendio ai due moldavi. La Corte d’Appello concorda con Del Prete. E quindi, come si legge nella sentenza, condanna "....il datore di lavoro Rossi Valentino a riassumere ciascun appellante entro giorni tre o, in mancanza, a risarcire il danno versando a costoro indennità pari a mensilità sei per Untu e cinque per Jigan". La coppia invece non è riuscita a convincere i giudici che le spettassero anche gli straordinari. I testi portati da Del Prete non sono bastati.

Però l’avvocato Del Prete si è preso la soddisfazione di far togliere alcune espressioni irriguardose contenute nelle memoria di parte, scritta da Quagliato e Cancellieri, ad esempio quando questi scrivono che gli appellanti avevano adombrato "in maniera un po’ meschina" che la società (Domus mea) avesse uno "scopo solo elusivo". Insomma, i moldavi si sono presi la rinvincita. In primo grado, dovevano pagare 16mila euro di spese legali. Ora ne incassano 24. I legali di Vale potrebbero andare anche in Cassazione, ma è tutto da vedere.