Valentino durante una delle ultime gare, con Francesca
Valentino durante una delle ultime gare, con Francesca

Pesaro, 21 ottobre 2021 - Sono passati quasi trent’anni da quando a Misano, Rossi Valentino vinceva, era tra il 1994 e il 1995, la finale della Sport Production su Cagiva 125 diventando il pilota Valentino Rossi. "C’era un gran bel sole, in tutti i sensi, glielo garantisco...", dice suo padre Graziano, che si ferma un po’ pensando all’oggi e aggiunge da profeta: "... ma se sei un pilota allora rimani un pilota per sempre".

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Però la mamma Stefania, da quando è in attesa della nipotina che nascerà nella primavera prossima, ha già sentenziato una volta per tutte: "Basta piloti in famiglia!". E infatti nascerà una bimba. Altrimenti, fra circa tre anni, ci saremmo ritrovati con un altro piccolo Rossi alle prese con una minimoto a rotelle in giro per casa. E invece, in questa ora a suo modo segnata dal destino, quando cioè The Doctor finirà di correre, eccolo ricomparire come per miracolo al tempo in cui si accingeva a scrivere la storia, quando stava ancora con la prima morosa e mangiava i tortellini pasticciati col pane al "Mulinaccio", ristorante ora scomparso fra Tavullia e Babbucce.

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Aveva vinto i primi due mondiali in 125 e 250 ed era in attesa di salire sulla Honda gialla che sarebbe diventata lo tsunami del Motomondiale. A un tavolo di quel ristorante scrisse e autografò su un tovagliolo di carta la frase "Tutto quello che c’è scritto in questo libro è assolutamente vero, lo giuro", l’epigrafe del volume "Io, Valentino, nascita di un campione del mondo". La sua prima vera confessione

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Aveva sì e no ventuno anni, era il 2000, un secolo fa. Fra qualche settimana, col gran premio di Valencia tradizionale chiusura della stagione, il nome di Valentino Rossi sparirà per sempre dalle griglie e dai monitor delle piste. Incredibilmente vero. Noi che oltre ad essere la sua terra di nascita ci fregiamo del titolo di Terrà dei Motori e dei Piloti dovremmo in qualche modo ricordare questa data storica: esce di scena Napoleone, chiude bottega Garibaldi, il più grande di tutti spegne il gas e porta la moto in garage.

Un amministratore attento alle cose di casa, da qui a Natale e anche più in là proietterebbe quotidianamente al teatro Sperimentale tutti i filmati delle oltre cento vittorie di Valentino, ripercorrendo la sua ineguagliabile carriera che ha riscritto la storia del motociclismo. Senza commenti e presentazioni, solo immagini, rumore di motori e voce dei cronisti nel nome e nel segno del "The doctor" che "dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno... scoppiò da Scilla al Tanai, dall’uno all’altro mar...".

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Impresa superiore alle nostre forze? Siamo troppo impegnati con l’Unesco? Stiamo parlando di uno dei nostri figli più grandi e tutto quello che dobbiamo fare è rimediare dei filmati e proiettarli. Dire noi siamo la Terra dei Motori è bello, rendere omaggio a chi ci ha confermato tali nel mondo per oltre vent’anni è il minimo. Comincerei dal 18 agosto 1996, a Brno, vittoria festeggiata a Tavullia con porchetta servita su una tavola lunga 258 metri. O vogliamo aspettare che l’Unesco dichiari Tavullia patrimonio universale come patria di Valentino Rossi?