Valentino Rossi
Valentino Rossi

Pesaro, 12 maggio 2019 - Valentino Rossi non ha sfruttato il lavoro dei custodi della sua villa di Tavullia. Li ha trattati secondo le regole e non ne ha approfittato. Anzi, secondo il giudice del lavoro di Pesaro, che ieri ha emesso al sentenza, può essere vero il contrario tanto che ha condannato al pagamento delle spese legali per 11mila euro proprio la coppia moldava che aveva lavorato per Valentino. La quale aveva chiesto al campione il pagamento di almeno 114mila euro. Contestavano a Rossifumi ore di straordinario non pagate e un irregolare licenziamento. Che il giudice ha rigettato dando ragione al campione difeso davanti al giudice del lavoro di Pesaro dagli avvocati Virgilio Quagliato e Giacomo Cancellieri, legali storici della Cgil.

La vicenda di Valentino e degli ex custodi della sua villa parte nel Natale del 2016, quando Victor Untu e Jigan Zinaida, marito e moglie moldavi, vengono licenziati dalla società immobiliare proprietaria della dimora di Vale (la DomusMea, rappresentante legale Graziano Rossi) dopo 10 anni di servizio come manutentori e custodi. Il motivo ufficiale è che la villa veniva posta in vendita e la società detentrice del bene (unico socio Valentino Rossi) si scioglieva.

I custodi vivevano da 10 anni all’interno della proprietà in un appartamentino avuto in comodato d’uso. I coniugi, una volta licenziati, hanno citato Valentino Rossi e il padre davanti al giudice del lavoro di Pesaro chiedendo il pagamento di un risarcimento pari a sei mesi di stipendio e di un pacchetto di ore di straordinario per un totale di circa 114 mila euro. Perché, affermano nel ricorso presentato dall’avvocato Mario Del Prete, avrebbero lavorato in estate dalle sei e mezza del mattino alle 21.30 e in inverno dalle 8.30 alle 18.30 per accudire un parco di 20.000 metri quadrati, con una grande piscina, giardini, una palestra con terrazza bar e varie attrezzature, garantendo potatura degli alberi, taglio dell’erba, manutenzione siepi e aiuole.

Soprattutto dovevano provvedere a controllare «...due chilometri di recinzione con irrigazione delle siepi con accensione manuale delle centraline oltre a controllare 11 porte con sensori, 9 telecamere, 21 finestre, 9 stanze con sensori, un cancello automatico, 38 fari. E poi disinfestazione da mosche e zanzare, inoltre cinque caldaie a gas da tenere in ordine oltre alla piscina da mantenere in perfetto stato di utilizzo nel periodo estivo». Visto che i custodi nel 2011 avevano ottenuto 10mila euro per sanare le pretese passate, era rimasto aperto il capitolo straordinari che i due coniugi vantavano di aver effettuato. I legali di Rossifumi aveva dimostrato che i lavori straordinari non erano stati fatti dai coniugi moldavi ma da ditte di giardinieri, elettricisti, artigiani, con fatture a provarlo. E per il giudice, è stato sufficiente dimostrarlo.

ro.da.