FRANCO BERTINI
Cronaca

Vecchio ragazzo in mutande sul campo

Giancarlo Cioppi, figura poliedrica e amata in città, viene ricordato con affetto e nostalgia per la sua presenza autentica e coinvolgente che ha lasciato un vuoto nel tessuto sociale e culturale della comunità.

Se ne va Giancarlo Cioppi, non so quanto inaspettatamente di certo improvvisamente. Se ne va una presenza poliedrica in città. Ti viene incontro col bel sorriso aperto, non ha bisogno di preamboli per parlare di quel che ti vuol parlare, dal basket al teatro, ai libri o a chissà che altro. La dimestichezza è tale che non ci sono anticamere da attraversare né biglietti da visita da presentare, ma la cosa più incredibile è che non ti rendi manco conto come quella dimestichezza, qualcosa di diverso dall’amicizia ma anch’essa altrettanto profonda, si sia sedimentata nel tempo: quando è cominciata, come, perché. Ti fanno vedere una vecchia foto, vecchi ragazzi in mutande su un campo di basket, matrice incredibile, accademia di vita come solo lo sport sa essere, pur ognuno con età diverse, lui un "ragazzo" con dieci anni di meno, lui avvocato, lui attore, uomo di teatro.

Condivisione di momenti autentici, unici. Fra la Palla e il Trebbio si stende un mondo incredibile: lo avevi visto ridere al Villino Ruggeri, adesso discute in piazza, poi è seduto al tavolino di un bar sul corso, le compagnie sono diverse, il filo conduttore è unico, lui aveva dimensioni multiformi: perché andarsene per il mondo quando basta cambiare lo sguardo sulle cose di sempre? Lo ricordo anni fa, attraversava un duro periodo di malattia e il suo bel sorriso lottava e faticava per non farsi oscurare e ieri, quando ho saputo della sua scomparsa, ho ritrovato un pensiero che mi aveva accompagnato allora: quando se ne vanno, le persone come Giancarlo, non lasciano solamente un vuoto soprattutto per i loro familiari e per i loro cari, ma fanno qualcosa di più sofisticato e strutturale: sottraggono dall’ordito della realtà cittadina uno di quei fili invisibili ma indispensabili che intrecciati ad altri formano il tessuto che la compone e la sorregge e che senza di loro si indebolisce perdendo un po’ di vigore. Pedalo verso casa, alzo gli occhi e lo vedo seduto al bar con familiari e amici, sento anche la sua voce, gli argomenti di cui parlare hai voglia se ne ha. E’ una sera di primavera diventata eterna.

f.b.