La discesa in acqua del natante di 30 metri
La discesa in acqua del natante di 30 metri

Mondolfo (Pesaro), 22 agosto 2019 - Dai soliti noti ai soliti... ignoti. Perché si scopre improvvisamente che uno dei cantieri più importanti dell’Adriatico, e cioè l’Isa del gruppo Palumbo di Ancona, ha anche una base operativa tra Mondolfo e Marotta.

E lo si è scoperto ieri mattina quando al porto è stato varato un trenta metri del costo di otto milioni di euro, della linea Extra, il brand che costruisce scafi in vetroresina. «Lo abbiamo fatto viaggiare tutta la notte, a passo d’uomo e con le squadre al seguito per rimuovere semafori e i cavi dell’alta tensione», dicono i responsabili del cantiere navale. E naturalmente, come al solito, lunghe file lungo la Statale come capita tutte le volte che si muove uno yacht di queste proporzioni.

Lo scafo, che si chiama ‘Ohanna’ ed è stato ordinato da un armatore italiano, ha visto la luce negli stabilimenti di Marotta-Mondolfo di proprietà del gruppo Palumbo. All’interno dello stabilimento, vi hanno lavorato durante il periodo di punta circa cento persone tra diretti e indiretti. Questo è il secondo yacht che viene costruito in provincia, poi ne verrà varato un terzo di 27 metri.

Quello messo in acqua oggi al porto, prima di prendere il mare per crociere esotiche, verrà portato a Cannes, come modello da visitare e da vedere, ma sopratutto da vendere. Un altro tassello del mondo della nautica che trova manodopera specializzata all’interno dell’area fanese: il tutto in attesa che partano i capannoni per la costruzione di yacht da parte del gruppo ‘Azimut’, il più grande produttore per fatturato d’Italia. Ieri mattina durante il varo presenti diversi pescatori e molti commenti guardando questo yacht: «Non so se riuscirà a prendere il mare tanto facilmente – ha detto un pescatore – perché deve essere fatto gasolio e montati i motori. Avrà delle difficoltà ad uscire dall’imboccatura del porto. Dovrà attendere l’alta marea».

Insomma, il lato copertina patinata ha un suo rovescio: e cioè quello legato all’insabbiamento, soprattutto dell’imboccatura. Una vicenda che deve essere sbrigata in tempi brevi perché si è al conto alla rovescia con la partenza dei grandi motopesca: dal 9 di settembre si torna in mare.

Già da lunedì rientrano in porto le imbarcazioni che si erano spostate a San Benedetto: scafi di oltre venti metri che hanno problemi di pescaggio. Uno di questi è il ‘Dragut’ che proprio per l’insabbiamento ha dovuto lasciare il porto cittadino. Adesso rientra alla base lo scafo del comandante Roberto Palazzi e già sono pensieri. «Bisogna seguire il tracciato che è stato fatto negli anni – dicono al porto –, ma se c’è tempo brutto e mare grosso, per entrare in porto ci lasci anche la pelle e i danni non sono pochi perché si rischia di portare su, con l’acqua di mare, anche la melma, che crea grossi problemi ai motori. Danni non da poco». C’è un milione a disposizione per il dragaggio e i pescatori chiedono tempi rapidi. L’altro faccia della copertina hollywoodiana di ieri mattina del porto.