Ergastolo. Per la seconda volta, Zakaria Safri viene condannato al massimo della pena. I giudici della Corte d’Appello di Ancona hanno confermato ieri pomeriggio la sentenza di primo grado contro il 38enne di origini marocchine accusato dell’omicidio della 52enne commessa pesarese Sabrina Malipiero, uccisa nella sua casa in via Pantano con 11 coltellate il 13 luglio 2018. Alla lettura della decisione, Safri, collegato da remoto dal carcere di Montacuto, ha abbassato la testa, quasi piangendo. I suoi legali, accanto a lui in carcere, gli...

Ergastolo. Per la seconda volta, Zakaria Safri viene condannato al massimo della pena. I giudici della Corte d’Appello di Ancona hanno confermato ieri pomeriggio la sentenza di primo grado contro il 38enne di origini marocchine accusato dell’omicidio della 52enne commessa pesarese Sabrina Malipiero, uccisa nella sua casa in via Pantano con 11 coltellate il 13 luglio 2018. Alla lettura della decisione, Safri, collegato da remoto dal carcere di Montacuto, ha abbassato la testa, quasi piangendo. I suoi legali, accanto a lui in carcere, gli avvocati Gianluca Sanchini e Francesca Biagioli, attendono di leggere le motivazioni e poi prepareranno il ricorso in Cassazione. Omicidio aggravato dai futili motivi in continuazione con la rapina l’accusa. Anche l’appello ha escluso l’aggravante della crudeltà.

Le difese di Safri hanno riproposto la rinnovazione di alcuni elementi di prova. Si tratta dell’sms vocale di whatsapp nel cellulare della Malipiero che la vittima ha inviato ad una collega e nel quale si sente in sottofondo una voce maschile. Voce che secondo il perito ascoltato in primo grado avrebbe "una blanda compatibilità con quella dell’imputato". Se per la Corte d’Assise di Pesaro è stato un frammento d’accusa in più contro Safri, per la difesa invece è un elemento da escludere dal quadro probatorio. "Potrebbe essere la voce di qualcun altro che era nella casa della Malipiero poco prima che venisse uccisa" insistono i legali. Ma la Corte dorica non ha accolto la richiesta. E chiuso il processo con la conferma del verdetto di primo grado. "Rispettiamo la sentenza – commenta l’avvocato Sanchini – ma andremo fino in fondo. Safri è innocente e questa sentenza d’appello lo ha deluso, affranto". La vittima era stata ritrovata senza vita nella sua casa di via Pantano il 14 luglio 2018, cioè il giorno dopo l’omicidio. Le indagini si erano concentrate subito su Safri, che frequentava spesso la casa della vittima. I due consumavano cocaina insieme. E anche l’ultimo giorno di vita di Sabrina, il 39enne sarebbe passato da lei e avrebbero sniffato la droga. Poi, avrebbero litigato, e il 38enne, in preda alla rabbia, avrebbe afferrato un coltello da cucina e con quello si sarebbe scagliato sulla Malipiero infierendo sul suo corpo con undici fendenti. Poi Safri si è dato alla fuga portando via alcuni monili e gioielli della 52enne, mettendoli in un borsone. Una volta a casa ha messo la borsa in cima all’armadio e lavato le scarpe sporche di sangue. La sua fuga è stata però immortalata dalle telecamere di un negozio vicino all’appartamento della Malipiero. Una fuga breve che lo ha portato nel giro di poco dentro una cella dove è ancora rinchiuso. E dove, forse, trascorrerà ancora molti anni. Sempre che la Cassazione non riservi sorprese".