da sinistra, Alessio Lowenthal, Marco Ottaviani, Caterina Bartoletti, Lorenzo Fantini
da sinistra, Alessio Lowenthal, Marco Ottaviani, Caterina Bartoletti, Lorenzo Fantini

Pesaro, 25 maggio 2019 - Audaci: hanno talento e il coraggio di coltivarlo avendo fatto della loro passione per la musica classica una stella polare che ne orienta l’avventura personale.

Caterina, Marco Lorenzo e Alessio sono quattro giovanissimi allievi del Conservatorio Rossini protagonisti del concerto di questa sera, sabato 25 maggio, al Teatro Rossini, esibizione conclusiva dell’intensa giornata di Open day in programma oggi.

Palazzo Olivieri aprirà le porte dell’alta formazione artistica a famiglie e aspiranti musicisti dalla prima mattinata presentando risorse e prospettive per la didattica, animato in tanti angoli diversi da brevi quanto suggestive interpretazioni musicali previste negli orari 10.30 e 17.30 (Musica Antica) e 11.30 e 18.30 (Jazz).

Per tutto il giorno sarà possibile visitare la prestigiosa Sala ambisonica SPACE, unica in Italia per la produzione e la diffusione del suono 3D,  prenotandosi all’indirizzo prenotazioni@conservatoriorossini.it. Fino cioè all’ultima performance delle ore 21 che vedrà salire sul palco l’Orchestra del Conservatorio Rossini diretta dal maestro Carlo Tenan e i quattro musicisti alle prese con un impegnativo repertorio solistico.

Lorenzo Fantini eseguirà di Hummel il Gran Concerto per fagotto e orchestra in fa maggiore; Alessio Lowenthal di Chopin il Concerto per pianoforte e orchestra n.2 in fa minore op.21; Caterina Bartoletti di Bruch Concerto per violino e orchestra n.1 in sol minore op. 26; Marco Ottaviani di Schumann Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op.54 .

Lo spettacolo è ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti, ritirando il coupon al box accoglienza sia del Conservatorio che al Teatro Rossini. “E’ vero per coltivare il talento ci vuole coraggio - conferma il direttore del Conservatorio Ludovico Bramanti -. Caterina ha 15 anni, Alessio 17 non ancora compiuti, Marco 18 e Lorenzo 19. Nonostante la giovane età, tutti hanno già conseguito premi e riconoscimenti in vari concorsi. Fra questi il più importante è il Premio Schumann internazionale vinto da Marco Ottaviani, il quale peraltro sta terminando anche gli studi di violoncello, oltre che il Liceo musicale Marconi. Tutti e quattro si cimentano con pezzi dei più importanti e complessi, tecnicamente e interpretativamente, del repertorio solistico sinfonico”.

Pesaro, il Conservatorio "Rossini"

Il talento non basta, ci vuole un colossale impegno. La vita di Caterina sarebbe certamente più comoda se avesse scelto di andare al liceo musicale di Ancona dove abita con la famiglia. Invece, per frequentare il Conservatorio Rossini con il sogno di diventare una concertista, tutti i giorni esce di casa alle 6.30, prende il treno alle 7, entra in classe al liceo  Marconi, si sposta dal Campus scolastico in centro storico dove prosegue le lezioni individuali nella classe del professore Diego Conti.

Eppure in lei non c’è traccia di pentimento: non vive le complicazioni come sacrifici, alimentata ogni volta da un senso di appagamento irrinunciabile che la prende quando è alle prese con il suo violino. La stessa reazione alchemica che  Marco, Lorenzo e Alessio sono pronti a confermare. Se non ci fosse questo benessere potente e rigenerante  anche il più volenteroso degli stacanovisti non avrebbe scelto di prendersi un secondo diploma in violoncello come sta facendo Ottaviani. “Era di mio fratello che ha smesso. Non ho resistito alla tentazione di farlo suonare”, dice con semplicità. Il curriculum di Lowenthal riempie quasi un foglio protocollo.

“Essere dotato di orecchio assoluto è d’aiuto certo - commenta Bramanti -, ma non si raggiunge il buon livello senza lo studio. Per imparare la propria parte, memorizzare mezzora di brani entrano in gioco mesi e mesi di preparazione”. Eppure lo vedi che Lowenthal su quel piano vola come fosse naturale avere le ali. Lorenzo ha scelto il fagotto sapendo di ritagliarsi spazio nel gioco di squadra, in sintonia con l’orchestra. Mozart ha scritto per tutti gli strumenti, ma il repertorio solistico del fagotto in definitiva è scarno. Affascinato dal timbro del suo strumento, racconta il gusto di misurarsi nel ruolo di orchestrale. In effetti è di notevole valore il risultato che si libera nell’aria se si pensa che gruppi di un corpo composto da 50 elementi suonano note diverse per creare una unica combinazione armoniosa e piacevole. “Suonare insieme - dice Lorenzo - è un’esperienza artistica e umana meravigliosa”.