Al centro, Ivano Dionigi con alcuni studenti
Al centro, Ivano Dionigi con alcuni studenti

Pesaro, 29 dicembre 2018 - Per una vita intera Ivano Dionigi ha coltivato i giovani. Dopo oltre quarant’anni il processo s’è rivelato osmotico. Ieri, in una sala conferenze di Palazzo Montani Antaldi veramente affollata per la presentazione del suo ultimo libro edito per Laterza ("Quando la vita ti chiama", 134 pagine, 14 euro), il latinista – cittadino onorario, autore di due best seller da quando tre anni fa ha smesso i panni di magnifico rettore dell’Università più antica al mondo – ha chiuso l’incontro con un monumentale elogio ai giovani di oggi.

«In un Paese diviso dalle diatribe, dall’economia, dalla cattiveria sono loro l’unica unità d’Italia – ha detto l’autore del saggio che è riuscito nel miracolo di far dialogare Lucrezio e Seneca, due filosofi vissuti ad un secolo di distanza l’uno dall’altro –. Forse proprio grazie alla scuola che hanno frequentato ho trovato ragazzi dotati di senso critico».

L’applauso della platea è stato generoso, rivolto a ringraziare i liceali del Mamiani. Questi, presenti insieme ad insegnanti e al preside Roberto Lisotti, sono stati protagonisti attivi nell’alimentare il dialogo con Dionigi, al quale, gli studenti, hanno rivolto domande acute. Per presentare il suo ultimo libro, «somma di una vita dedicata alla filologia con l’intento di arrivare a capire piuttosto che a credere», come ha detto l’assessore Ceccarelli, Dionigi ha girato il bel Paese.

Nel farlo non ha scelto soltanto teatri, sale conferenze, salotti di intellettuali, ma è voluto tornare tra i banchi di scuola.

«Dalle metropoli alla provincia fino ad oggi ho incontrato 12. 600 adolescenti – ha detto Dionigi –. Li invito a prendersi cura dell’Italia. Dai classici ho imparato che siamo condannati alla Res publica. Alla mia generazione il vento soffiava alle spalle, animati dalla rivoluzione sessantottina della contestazione, a loro il vento soffia un po’ in faccia. Negli adulti cercano supporto, sono in attesa come Telemaco di Ulisse. Ma la mia generazione ha fallito nell’intento di migliorare il mondo. A loro riconosco la capacità di impegnarsi nella politica. Li invito ad entrare in politica per la necessità improrogabile di ritrovare l’umanesimo».

La lezione di Ivano Dionigi

Un tema, quest’ultimo fondamentale del dibattito odierno. «Certo – ha spiegato Dionigi –. Viviamo in una realtà in cui la crisi della democrazia è legata all’uso edulcorato del linguaggio: per cui la disoccupazione diventa flessibilità; l’aggressione diventa guerra preventiva; il nero è economia sommersa; la dignità un decreto; la politica un contratto di governo. E’ chiaro che abbiamo bisogno di dissequestrare il linguaggio e tornare a rispettare la verità. L’Umanesimo di cui abbiamo oggi bisogno è quello che permette ai tanti saperi specialistici, di tornare a dialogare tra loro. Il miracolo della civiltà è quello che porta tutti a capirsi, parlando la propria lingua. Allora ci renderemo conto che dalla tecnologia siamo caduti nel giogo di una tecnocrazia. Capiremo che non abbiamo bisogno di leader che ci consolino, ma di statisti che ci facciano prosperare».

La conferenza di Dionigi, Vittorio Ciarrocchi tra il pubblico

Applausi, autografi, i complimenti del padrone di casa, il presidente della Fondazione Carisp Marco Cangiotti, per la capacità di prof e studenti di muovere riflessioni utili alla crescita della comunità.