Cagli (Pesaro e Urbino), 24 dicembre 2016 - In questi giorni che precedono il Natale, la memoria torna a quello di ben 60 anni fa, quando – nel 1956 – fu vissuto nel nostro entroterra con un grande fermento per l’attesa della televisione. Infatti il primo segnale televisivo della Rai arrivò alle ore 20,30 del 24 dicembre nelle poche case i cui proprietari poterono permettersi l’acquisto dei primi Magnadyne o Phonola. Televisori voluminosi che furono istallati nei salotti privati o nei bar e che si accesero con le immagini del Telegiornale condotto dal primo “mezzobusto” della Tv, Riccardo Paladini.

Poco dopo la sigla accompagnata dalla storica musica che ininterrottamente continua tutt’ora ad essere diffusa nei telegiornali del Tg1, vi fu lo storico annuncio che da quel momento tutte le regioni dell’Italia Centrale sarebbero state servite dal segnale televisivo. Le prime immagini in bianco e nero velate da numerosi pallini che furono chiamati “nebbia”, furono quelle di un Tg che raccontava i fatti del giorno per lo più letti nei vari fogli che faceva scorrere, uno ad uno, Paladini e con pochissime immagini video.

Fun un vero e proprio regalo di Natale per migliaia di residenti che grazie ai nuovi impianti realizzati nel Centro della Rai in cima ai 1.500 metri di altezza del Monte Nerone. Un centro che venne costruito in tempo record dalla ditta Lanari di Osimo con i lavori terminati nel dicembre 1956.

Vi furono anche molte polemiche che precedettero la realizzazione del Centro Rai del Nerone con vari sindaci che cercavano di farlo realizzare nelle montagne dei loro comuni. In una affollata assemblea tenutasi a Cagli, la Rai decise di rompere gli indugi e scelse il Nerone perché fu ritenuto tecnicamente più idoneo per ricevere il segnale dagli studi di Roma e ritrasmetterli senza altri ostacoli fino al Centro Rai del Bondone sopra Trento. Si completò così la copertura del segnale Tv in quasi tutto il nostro Paese e il Nerone è ancora oggi strategicamente importante per la sua posizione e per le dotazioni tecnologiche d’avanguardia in dotazione al Centro Rai. Un centro che fu assemblato allora da tecnici che arrivarono dalla Germania e che poi, per molti anni a turno, ha visto la presenza costante di numerosi addetti Rai che raggiungevano il Nerone ogni giorno in auto da Cagli.

Uno di questi è l’attuale responsabile di Rai Way Marche, Mirko Palmieri. Rai Way è la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo e ha il compito di gestire e mantenere efficienti gli impianti.

Due furono le strade costruite per arrivare in cima alla seconda vetta più alta della provincia. Una da Serravalle di Carda, la costruì la Provincia che era presieduta da Wolframo Pierangeli con una giunta di sinistra e un altra da Pianello di Cagli realizzata dal Consorzio di Bonifica presieduto dall’onorevole democristiano Giulio Coli. Fu una vera gara per chi sarebbe riuscito ad aprire la strada per arrivare in cima, ma la Rai e la ditta Lanari, per accelerare i tempi dribblarono le sfide politiche e preferirono passare con le campagnole ed altri mezzi fuoristrada da trasporto in carrarecce di fortuna lungo i prati nel versante di Cerreto.

Così ai primi di dicembre furono eseguiti gli ultimi lavori al Centro Rai e la sera della Vigilia di Natale del 1956, grazie al Centro in cima al Nerone arrivarono le prime immagini. E oltre il Tg in tanti nei primi anni successivi riuscirono ad appassionarsi al Musichiere con Mario Riva e Mike Bongiorno con Lascia o Raddoppia. E molto fu il tifo per il primo concorrente della nostra provincia, Antonio Contigini, l’allora corrispondente da Fermignano del Carlino. Vinse con domande sulle ferrovie. Due milioni e mezzo, ritirandosi però a metà gara per non rischiare nel raddoppio fino ai cinque milioni e magari perdere una cifra già così considerevole in quegl’anni nei quali, seppur ci fosse già la Tv, il boom economico non era ancora esploso. Contigini diventò un personaggio mito, anche perché il mitico Mike un giorno lo annunciò così: «Ed ecco sbucar fuori il signor Antonio Contigini, insegnate elementare di Fermignano in quel di Pesaro, a dimostrarci che, pur senza essere Gassman, si può divertire il colto e l’inclita parlando, semplicemente parlando, di strade ferrate e carrozzabili». Potenza e suggestione di Lascia o raddoppia!