Il rapper Fabio Rovazzi (LaPresse)
Il rapper Fabio Rovazzi (LaPresse)

Pesaro, 23 settembre 2016 - Provate a tradurre un tormentone in greco antico. Il cimento è riuscito – nemmeno troppo faticosamente – alla prof Simona Vezzuto, 46 anni, ex supplente, insegnante all’Università dell’età libera, autrice di testi sul mito (come «Piramo e Tisbe») e mamma di Stella, una bambina di 12 anni. Che come tanti suoi coetanei quest’estate ha ballato sulle note della hit ad altissima rotazione del rapper Rovazzi: «Andiamo a comandare».

Così, dopo che un prof di un liceo scientifico di Como ha accolto i suoi alunni di ritorno dalle vacanze con una versione in latino di Rovazzi (la notizia ha fatto il giro del web), l’insegnante pesarese ha deciso di rilanciare: e ‘Imperatum adeamus’ è diventato ‘Erchometha egehesomenoi’. Con tanto di «Faccio selfie mossi alla Gue Pequeno» (‘automata kinetica dro os Gue Pequeno’) e «Non mi fumo canne...» (‘ou me farmacò’) ecc...

«Ai ragazzi piace molto l’idea di tradurre testi – racconta l’insegnante –. nella scuola di mia figlia, durante l’ora di inglese, è stato tradotto un testo di Prince. Le canzoni sono un veicolo potente per avvicinare i prof agli alunni, in un modo innovativo e certamente anticonvenzionale». Insomma, anche Rovazzi può aprire una breccia per arrivare a Demostene. D’altronde Simona Vezzuto non è nuova a certi esperimenti: nel suo repertorio ha ‘Voglio una vita spericolata’ di Vasco Rossi, che è diventata ‘Boulomai bion sun kinduno’.

E persino Checco Zalone, con la sua ‘Siamo una squadra fortissimi’, trasformata inEsmén kouroi kratistoi’. «Ma la cosa più interessante – sottolinea la prof – è che al di là dell’aspetto divertente, mi accorgo di quanto i ragazzi siano affascinati dall’idea di toccare temi esistenziali attraverso la traduzione di canzoni che, molto più di quella di Rovazzi, mostrino contenuti profondi. Conosco un gruppo di universitari pesaresi, capeggiati da Riccardo Ottavi, che compone testi di canzoni in italiano successivamente tradotti in greco. Si chiamano ‘Fuoco freddo’ e ci siamo confrontati spesso su queste tematiche. Intendo dire che non si tratta solo di un gioco letterario, ma per i ragazzi rappresenta spesso un esercizio che permette loro, attraverso le infinite potenzialità espressive della lingua, di sondare il proprio mondo interiore. Più i testi mostrano contenuti profondi, più i ragazzi – conclude l’insegnante – ne sono affascinati».

ben.i.