Urbino, 3 agosto 2018 - Urbino non ha mai avuto un rapporto particolarmente entusiasta nei confronti dello stendardo di Tiziano Vecellio esposto a Palazzo Ducale. Di fronte a tanti capolavori, passava inosservato. Ma dopo i restauri i rapporti possono cambiare. Cambiano di sicuro.

Il rapporto antico tra Urbino e Tiziano Vecellio si rinnova e si ravviva di un nuovo passaggio grazie al lavoro di restauro di due opere strettamente legate alla città ducale: le due tele raffiguranti l’Ultima Cena e la Resurrezione, commissionate nel 1542 al pittore di Pieve di Cadore dalla Compagnia del Corpus Domini di Urbino e realizzate tre anni dopo nelle forme di un unico stendardo a faccia doppia. Come ogni compagnia, anche quella di Urbino aveva infatti tra i suoi compiti quello di organizzare le celebrazioni in occasione delle solennità del «Corpo e del Sangue di Cristo».

Curiosamente, lo stendardo percorse le vie cittadine in forma processionale in una sola occasione, quella dello stesso 1545, per poi essere successivamente divisa in due opere che vennero poste ai lati dell’altare maggiore della chiesa della Compagnia in Pian di Mercato.

Il restauro, iniziato dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma nel gennaio di quest’anno, è stato coordinato da Carla Zaccheo sotto la direzione lavori di Federica Zalabra con le restauratrici Francesca Borgioli e Maria Cristina Lanza e la documentazione fotografica di Angelo Raffaele Rubino.

«Oggi tornano a risplendere quegli azzurri e quei gialli di tipica impronta veneziana che contraddistinguono Tiziano Vecellio e lo rendono unico fin dal primo sguardo» ha annunciato Carla Zaccheo in sede di presentazione nella Sala Convegni del Palazzo Ducale di Urbino prima di accompagnare il pubblico alla nuova collocazione delle due opere, nella Sala da Letto del Duca.

L’impatto visivo che ora si offre ai visitatori è certamente una novità per due opere che prima d’ora venivano penalizzate da un velo di vernici sovrapposte che non rendevano loro il meritato onore e le facevano considerare minori rispetto alla produzione di Tiziano.

Tra le rivelazioni, un disegno preparatorio che suggerisce ancor meglio un tempio a pianta circolare che richiama la Città Ideale, altra opera legata alla storia ducale. Tra le curiosità c’è sicuramente quella legata all’aspetto della cornice. Si riteneva persa, ma invece è riapparsa, ripiegata sul telaio, e pur da una serie di frammenti si è in grado di ricostruire come era stata fatta da Tiziano.

L’altro aspetto, tramite la spettroscopia IR, è quello della impostazione prospettiva delle figure: emerge che Tiziano al rigore geometrico preferiva avere una certa libertà costruttiva. Anche questo aspetto aiuta dunque a comprendere meglio la nascita e lavorazione delle sue opere. 

Grande la soddisfazione del direttore Aufreiter che in questi giorni vede materializzarsi concretamente il suo impegno in un prodigioso aumento di visitatori della Galleria Nazionale delle Marche, che nei primi sei mesi del 2018 hanno già superato la soglia delle 100.000 unità rispetto ai 75.000 dello stesso periodo del 2017.