La presentazione della mostra
La presentazione della mostra

Urbino, 3 ottobre 2019 - E' arrivato il momento. Da oggi si avviano le celebrazioni di Raffaello Sanzio che moriva “appena” mezzo millennio di anni fa (non è un caso che il presidente dell’Accademia del divin pittore, Luigi Bravi, lo chiami il “semimillenario”). Alle 17,30 di oggi al Palazzo Ducale il taglio del nastro (chissà se verrà il ministro Franceschini, ieri non c’erano conferme) per la mostra Raffaello e gli amici di Urbino, «il primo degli eventi che l’Italia dedica al pittore – ha ricordato ieri alla presentazione Peter Aufreiter, ancora per poche settimane Direttore della Galleria Nazionale delle Marche – che ci accompagnerà fino al 19 gennaio prossimo».

Da sinistra, Peter Aufreiter e Barbara Agosti
La mostra, attesissima, è destinata a segnare la storia della città perché prima di tutto propone 19 capolavori del pittore visibili tutti insieme, poi ha un allestimento talmente delicato e “antiscenografico” (in controtendenza rispetto ad altre, pure l’ultima sui gioielli d’artista che era ultra-spettacolare) da mettere in risalto assoluto il valore scientifico che è pure di enorme livello grazie al lavoro di Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, le curatrici, con la direzione di Peter Aufreiter (in questo video spiega la mostra). Quella che si apre è dunque una mostra quasi “francescana” per la pulizia assoluta dell’esposizione e la godibilità delle opere, capolavori che messi tutti insieme, per l’importo delle assicurazioni arrivano a una cifra da capogiro, pari a settecento milioni di euro.
«Questo per me non è il giorno “X”, è il giorno “R” – dice Aufreiter –. Ora capite perché ho fatto bene a prestare la Madonna di Senigallia all’Hermitage. Oggi abbiamo in cambio Raffaello, e le oltre sessanta opere di autori legati al pittore sono qui per i buoni uffici della Galleria Nazionale. E poi questa mostra è stata organizzata da noi, non data in appalto. Abbiamo risparmiato centinaia di migliaia di euro e abbiamo incassato i complimenti delle maggiori istituzioni museali coinvolte in tutta Europa».

Silvia Ginzburg

«Questa è una bella giornata e importante per le Marche e Urbino che diventeranno per tutto il 2020 vanto italiano nel mondo per la cultura e l’arte». L’assessore regionale al Turismo Moreno Pieroni è entusiasta per la mostra. Ma a fargli eco è Maurizio Gambini - sindaco di Urbino - colpito dal colore rosa del podio a Palazzo Ducale: «Per noi - dice - è come aver vinto il Giro d’Italia, parte una grande sfida per la città. E per questa devo ringraziare Peter Aufreiter. Mi dispiace molto che vada via; in passato ci sono state incomprensioni, momenti difficili con la mia giunta comunale». Un’amarezza Aufreiter e Gambini però l’hanno esternata senza remore: «Il Comitato nazionale per Raffaello ci ha assegnato centomila euro. Soldi importanti per noi – dicono a più riprese entrambi –. Quei soldi ancora non si vedono, non abbiamo capito se arriveranno. Anche se tardi ci serviranno per potenziare la campagna pubblicitaria della mostra urbinate». Alla fine Gambini non ha risparmiato lodi ad Aufreiter: «E’ grazie a lui che siamo riusciti a salire sui torricini per le visite. E pensare che nelle città vicine mettono le torri finte per guardare il paesaggio dall’alto...».

Il senso della mostra
Qual è il messaggio di questa mostra? Se quella del 2009 dimostrò che Raffaello era legatissimo alla città e ai suoi interessi familiari, questa ribadisce ancora una volta il ruolo giocato nella sua formazione e crescita dagli umbri (Perugino e Signorelli) e il peso successivo di due concittadini come Timoteo Viti e Girolamo Genga, che con Raffaello si sono intersecati ripetutamente, per poi arrivare ai rapporti con Bramante e papa Leone X, oltre che con i duchi dello Stato di Urbino.
«Già Vasari aveva detto che il passaggio tra ’400 e ’500 è la nascita dello stile moderno. Questo è quello che raggiungono Raffaello, Viti e Genga, tutti per strade diverse. Alla fine solo Raffaello dialoga e si intreccia con Leonardo ed è Raffaello che poi assume un ruolo centrale per tutto il Cinquecento», spiega Silvia Ginzburg. «In questa mostra vedrete anche lo straordinario bronzo fatto per Santa Maria della Pace a Roma su disegno di Raffaello, appena restaurato, che ci apre al confronto con la Cappella Sistina, al rapporto tra l’urbinate e Michelangelo» aggiunge Barbara Agosti (che spiega il percorso dell'evento in questo video). La mostra ci introduce quindi al “passaggio delle consegne” tra Raffaello e Raffaellino del Colle e Giulio Romano e tutti quanti sono seguiti nei secoli. Con questa mostra si può ragionare sull’impatto del pittore e la nascita del suo mito. Era quello che ci si aspettava.