Un laboratorio per la depurazione delle acque
Un laboratorio per la depurazione delle acque

Pesaro, 21 settembre 2019 - "Un metro cubo di acqua io nel febbraio 2010 lo pagavo, fattura alla mano, 1,607 euro. Nel marzo del 2019, lo pago 2,7727. Vuol dire, facendo i calcoli, che quel metro cubo mi è aumentato del 72,5%, nonostante una inflazione media media dell’1,3%, in questi 9 anni». Mauro Spadoni è un 48enne di Pesaro, sposato, due figli, impiegato alla Biesse, che conserva le bollette dell’acqua. Ed ora è molto arrabbiato: «Vorrei chiedere ai responsabili di questi aumenti come li giustificano, all’Autorità di controllo e alle varie associazioni se hanno portato valore aggiunto».

Il 'Carlino' l’ha chiesto. La bolletta dell’acqua ci arriva a casa spedita da Marche Mulriservizi, il gestore, ma le tariffe non le applica direttamente la municipalzizzata, ma l’Aato, Assemblea di Ambito territoriale ottimale, che controlla la prima. Come fa? In sintesi, l’Aato mette dentro un software i suoi dati (costi, investimenti e tutta una articolata serie di voci) e tramite un algoritmo si calcola quanto deve costare l’acqua, al metro cubo, per affrontare le spese future e coprire i costi. Il software all’Aato lo fornisce l’Arera (Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente) e di questa l’Aato costituisce una sorta di filiale locale: che deve appunto prevedere costi, e i ricavi tramite le bollette.

Un passaggio complicato, ma diventa tutto più semplice quando le bollette vengono addebitate sul nostro conto corrente. Da qui le lamentele degli utenti. E l’Aato cosa risponde? Dice Michele Ranocchi, il direttore: «Io non ho visto queste bollette, ma escludo che dal 2010 al 2019 ci sia stato questo aumento di cui parla il lettore, appunto del 72,5%. Bisognerebbe vedere poi che tipo di consumi ha la sua famiglia». Ranocchi si riferisce al fatto che, come noto, nei consumi ci sono fasce diverse.

Il criterio è: «Se resti entro una certa fascia, il costo unitario al metro cubo è minore. Invece, più che consumi (per evitare appunto gli sprechi), più paghi». Ma l’indomito Spadoni sembra aver previsto questa obiezione e controbatte: «Bene, allora andiamo a vedere a parità di fascia, quanto costava un metro cubo nel 2010 e quanto costa nel 2019». E confrontando i dati, in effetti, l’aumento è netto: nel 2010 un metro cubo in tariffa agevolata (la prima, quella che hanno tutti e prevede consumi fino a 60 metri cubi all’anno) costava 0,454 euro, nel 2109 costa 0,821. Qundi, conclude Spadoni, siamo davanti a un aumento di circa l’80%». «In compenso – chiosa Spadoni – il mio stipendio ha avuto un aumento – al netto di promozioni individuali – del 8,5% (0,9 % all’ anno)». Insomma, Spadoni, e molti altri come lui, sono rimasti... a secco.