Mauro Papalini
Mauro Papalini

Pesaro, 13 aprile 2021 - "Speriamo di partire con le vaccinazioni per i dipendenti delle aziende associate a Confindustria nei primi giorni di maggio – dice il presidente di Confindustria Mauro Papalini –. E ci sono anche nostre associate che hanno dato la loro disponibilità a diventare un hub non solo per i propri dipendenti, ma anche per la popolazione ed anche le fabbriche vicine. Non è un mistero che una di queste, che si è messa a disposizione, era la Biesse che ha più di mille dipendenti. Ma alla fine, per ragioni logistiche, è stata poi scelto come punto vaccinale il Ristò all’interno dell’Iper Conad alla Torraccia. Comunque tutte le aziende nostre associate hanno dato la loro disponibilità per cui stiamo parlando di oltre diecimila possibili adesioni in tutta la nostra provincia".

Per accelerare ed anche per superare eventuali problemi legati alla logistica, Confindustria sta cercando di raggiungere anche un accordo con tutte le strutture sanitarie private che operano in Regione, per un sostegno. Partita che potrebbe costare agli imprenditori – e la cosa vale per tutte le associazioni – tra i 10 e i 15 euro a dipendente. Papalini non parla di cifre "ma c’è una trattativa in corso perché non c’è solo un problema legato ai vaccini, che comunque vengono messi a disposizione gratuitamente dalla Regione, ma è un problema anche di strutture e di burocrazia per tutti gli adempimenti che si devono fare, E sopra ci va anche il pagamento degli infermieri e dei medici. Speriamo anche che si possa poi ottenere, alla fine, anche il cosiddetto passaporto vaccinale che permette di viaggiare anche all’estero senza fare la quarantena. Un problema questo molto sentito dalle aziende. Speriamo anche che per maggio ci sia a disposizione anche il vaccino Jhonson & Jhonson perché è monodose per cui non accorre fare il richiamo. Fattore questo che farà snellire tempi e procedure".
 

Ma c’è anche un altro problema sul tappeto, perché la vaccinazione, sotto il profilo burocratico è molto più complessa di quello che appare: "Ci sono anche problemi legati alla privacy perché il datore di lavoro può mettere il vaccino a disposizione di tutti i dipendenti, ma poi ogni singolo assunto ne deve parlare con il medico del lavoro. E quindi dire se si vuole vaccinare oppure no. E su tutto questo rientra nell’ambito della privacy", dice il direttore di Confindustria Andrea Baroni.
 

Tra i gruppi industriali della provincia che sono in stato di allerta per le vaccinazioni anche quello guidato da Boscarini, non solo per le sue aziende ma anche per quelle della zona: Centraltubi, Rototec, Italiana Corrugati, Sab, Futura, Mecsystem, Sami Plastic e Pebo. "Come possibili sedi – dice il gruppo – ne abbiamo individuate tre per le vaaccinazioni: a Lunano, Sestino e Sant’Angelo".
 

Va detto che il gruppo Boscarini ha in totale 750 dipendenti. In attesa comunque di avere il via per le vaccinazioni, questo importante gruppo dell’entroterra fa sapere che anche "questa settimana ha preso il via la nona campagna di prevenzione, con una partecipazione spontanea superiore al 99%. Dal primo screening sono stati svolti oltre 4000 test antigenici ad una cadenza di 15-20 giorni, riscontrando meno dell’1% di positivi, percentuale che rispecchia lo scrupoloso rispetto da parte di tutti delle misure anticontagio".

Da aggiungere, per quanto riguarda Confindustria che le aziende che si mettono a disposizione per la creazione di un hub vaccinale aprono le porte anche ai dipendenti di altre industrie. "Da parte nostra massima disponibilità – chiude Papalini –, ma è ovvio che i costi, fatta esclusione del vaccino che è gratuito, ricadranno sulle spalle dei titolari delle aziende che vorranno usufruire del servizio".
 

m.g.