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Primo Maggio, la festa provinciale dei sindacati a Fano / FOTO

Una giornata dedicata ai temi della disoccupazione e sicurezza sul lavoro

di ANNA MARCHETTI
Ultimo aggiornamento il 1 maggio 2018 alle 16:26

Fano, 1 maggio 2018 - Il tempo incerto non ha favorito la festa del I Maggio organizzata da sindacati (Cgil, Cisl e Uil), Anpi e Arci al parco dei Passeggi.
“Meno gente dello scorso anno” commentava qualcuno, anche se in mattinata il parco dei Passeggi è stato animato soprattutto dai bambini e dalle 15 in poi, con l’avvio dei concerti, sono arrivati i giovani.

Diversi i cittadini che, insieme a vari esponenti politici e sindacali, hanno scelto di pranzare nel Parco sfruttando le tavolate allestite per l’occasione, con cibo portato da casa o con i menu a scelta preparati da OmniaStreetFood

Sicurezza sul lavoro, in linea con il tema nazionale, e disoccupazione sono le due emergenze su cui, in questa giornata di festa, hanno voluto richiamare l’attenzione i sindacati, Anpi e Arci: “Per quanto riguarda gli infortuni, nella nostra provincia se ne sono verificati ben 4.463”. Dati che si inseriscono in un quadro regionale che non è certo tranquillizzante “con già 33 morti nei primi 4 mesi del 2018”.

Per Cgil, Cisl, Uil, Anpi e Arci “i controlli vanno potenziati e la Regione deve destinare il 5% delle risorse del bilancio sanitario per incrementare gli organici degli addetti al servizio di prevenzione salute e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asur”.

Insomma la Festa del I Maggio è l’occasione per richiamare l’attenzione su dati allarmanti: “Gli infortuni mortali e le malattie professionali sono in crescita perché le imprese che sono sopravvissute alla crisi, invece di assumere, impongono ai lavoratori ritmi produttivi insostenibili”.

Ma il I Maggio al Pincio serve anche per porre l’accento sulla disoccupazione, “sulle tante persone che il lavoro lo cercano e non lo trovano: mancano nella provincia di Pesaro e Urbino 15 mila posti di lavoro rispetto alla situazione pre crisi e il tasso di disoccupazione giovanile è al 30%”.

Non è rosea neppure la situazione delle donne lavoratrici: “Oltre il 90% dei nuovi occupati del 2017 sono donne, ma impiegate nella maggior parte dei casi in occupazioni precarie e part-time”.

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