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Andrea Cecconi

Pesaro, 18 febbraio 2018 - Dicono i vicini che il fantasma delle elezioni, alias Andrea Cecconi, sia tornato con la famiglia a casa sua. La scomparsa prolungata dall’attività politica e sociale (profilo facebook compreso) risale al 2 febbraio, prima dell’agguato a Fano ad opera delle Iene sui bonifici farlocchi.

L’ultimo tweet riguarda la critica all’indipendenza della stampa per i direttori dei giornali nazionali candidati di Fi e Pd. Il penultimo la statua dell’uomo sulla torre di Peglio che vuole catturare la luna: «Mi ricorda molto la nostra missione in queste elezioni politiche», scriveva Cecconi. Da allora in tanti vorrebbero ‘catturare’ lui e gli altri furbetti dei bonifici. Compresa la dirimpettaia riminese del nostro parlamentare di M5S, ovvero Giulia Sarti. Colei che avrebbe accusato l’ex-fidanzato di essersi appropriato dei fondi non versati al microcredito, Bogdan Tibusche-Andrea De Girolamo che sulla rete teneva una rubrica politico-elettorale di propaganda grillina.

Niente a che vedere, ovviamente, con il giornalismo. Ancora peggio del canale Matteo Renzi news incappato nell’errore del ‘rimbocchiamoci le mani’ di Matteo Ricci o della propaganda firmata dal Pd pesarese con animazione della ‘scomparsa’ del parlamentare grillino. Insomma con il peggio della politica troviamo il peggio del web senza fare neppure troppo fatica. Ci sarà un legame con questa orgia di brutte figure?

Una cosa è certa. Cecconi potrebbe riuscire nell’impresa di diventare il primo parlamentare fantasma della repubblica. Se dovesse vincere (cosa non impossibile) il collegio uninominale, neanche le ipotesi più fantasiose potrebbero consentire sostituzioni automatiche. Il fantasma, nel caso specifico, varrebbe proprio come un candidato passato a miglior vita. E nessuno prima del 4 marzo che lo può sostituire. Chi vota M5S deve essere conscio anche di questa possibilità. Con l’unica soluzione in caso di vittoria: tornare al voto nel solo collegio dopo che la camera abbia accettato le dimissioni annunciate (ora) dall’interessato. 

E se Cecconi dovesse essere solamente eletto nel proporzionale in cui è capolista, lo slittamento al secondo della lista dipende esclusivamente dall’accettazione delle solite dimissioni. E anche l’ipotesi avanzata sulla stampa dal costituzionalista Michele Ainis di una rinuncia firmata davanti al notaio e protocollata alla cancelleria della Corte d’Appello con inserimento dei candidati supplenti, avrebbe possibilità di successo «fino alla conclusione di tutti gli adempimenti dell’uffcio centrale». Che sono ormai agli sgoccioli. Ecco perché la piece ‘il fantasma delle elezioni’ appare ormai scontata. Con un brivido per il favorito della contesa, il ministro Marco Minniti, voluto da Matteo Ricci per rafforzare il quadro del Pd e che mai e poi mai potrà permettersi una sconfitta a opera di un fantasma.

 

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