Piero Benelli "Sogno l’oro alle Olimpiadi"

Per il medico della Nazionale italiana di volley maschile, quella di Parigi sarà la quinta: un record, è il pesarese più presente

Piero Benelli "Sogno l’oro alle Olimpiadi"

Piero Benelli "Sogno l’oro alle Olimpiadi"

Dottor Piero Benelli, pur se giovanotto del 1955, lei certo sa cosa succedeva al nostro gran concittadino Gioachino Rossini nato un 29 febbraio. "Di festeggiare il compleanno ogni quattro anni?".

Ecco, e a lei invece, cosa succede ogni quattro anni?

"Di andare alle Olimpiadi".

E da quando succede ‘sta solfa?

"Dal 2008...".

Con quella di Parigi sarà il pesarese che ha partecipato a più Olimpiadi. Me le dica tutte.

"Pechino 2008, Londra 2012, Rio de Janeiro 2016, Tokio 2020/21".

Ma non è finita lì perché?

"Perchè fra un po’ partirò per le Olimpiadi di Parigi in programma in agosto".

Scusi, ma lei a tutte queste Olimpiadi che ci va a fare?

"Ormai da tanti anni sono il medico della nazionale italiana maschile di volley".

Ma fra una Olimpiadi e l’altra farà pur qualcosa, tipo lavorare, per esempio.

"Sono medico chirurgo e dello sport, direttore sanitario del Poliambulatorio Fisioclinics di Pesaro, fondamentalmente incentrato sulla riabilitazione, sono medico della Vuelle Basket da 36 anni e sono docente dell’Università di Urbino".

Direi che è abbastanza per riempire le giornate. E siccome sono invidioso vedo che in quattro Olimpiadi non ha mai vinto la medaglia d’oro.

"Vero, la Nazionale di volley maschile ha vinto il bronzo a Londra, l’argento a Rio, ma mai l’oro, il grande sogno dei nostri ragazzi e mio".

Facciamo così, se non lo vincete a Parigi, visto che siete campioni mondiali in carica, lei ha chiuso coi giochi olimpici.

"Vedremo di farcela".

Le Olimpiadi sono una meta agognata, ma non sempre indimenticabili. Le sue come sono state?

"La più bella per organizzazione Londra, la più divertente Rio, la più triste Tokyo per via del Covid a tavola mangiavamo divisi dal plexiglas".

Senta, lei viene da una famiglia acculturata, suo padre, noto ginecologo, ha letto più libri che fatto nascere bambini. Lei come è messo con la lettura?

"Leggo durante le trasferte, dunque tantissimo, in più mi devo aggiornare professionalmente".

Sono più intelligenti quelli del volley o quelli del basket ?

"Sono sport che richiedono entrambi intelligenza, consapevolezza e ragionamento, esprimono culture diverse: americana quella del basket, italiana quella della pallavolo".

Nel volley non c’è contatto fisico, devi toccare la palla tre volte prima di mandarla di là. E’ tutto davvero così facile?

"Per niente, mi sono dovuto ricredere anch’io, tutto è da costruire tatticamente e strategicamente".

E invece volley e basket di oggi hanno un elemento assimilabile?

"La potenza degli atleti, componente generale dello sport di oggi".

Lei crede che suo padre si aspettasse un medico sportivo come figlio?

"Mio padre mi ha sempre stimolato affinché studiassi con serietà, indipendentemente dalla medicina sportiva".

Me lo ricordo bene, non era certo uno che amava la cialtroneria. Io baskettaro, lui ginecologo, parlavamo di Thomas Mann e dei suoi polli e conigli.

"Ne ho un ricordo anch’io".

Immagino vago vista l’età. Una squadra sportiva ha due tipi di patologie: gli infortuni e quelle connaturate alla sua natura di gente che deve convivere al meglio per vincere. E’ così anche con la Nazionale di volley?

"Sì, c’è dentro tutto: dalla guarigione ai tempi di recupero, dal benessere psicologico all’alimentazione, alla capacità di stare insieme, paradossalmente a come vivere in un villaggio olimpico".

Dico Piero Benelli e subito aleggia l’ombra di Raul Zini, come mai?

"Perché con lui ho cominciato a lavorare fino ad un’amicizia che rasenta la complicità".

Non so perché ma la saluto con un detto famoso: Parigi val bene una messa, se sarà una medaglia d’oro meglio ancora. Le sta bene?

"Hai voglia, mi sta benissimo". f. b.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su