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5 mag 2022

Vis, anno di luci e ombre E grazie a "San" Farroni

Le parate del portiere hanno portato tanti punti rispetto al campionato scorso. La squadra ha brillato nel non possesso ma è mancata nella fase propositiva

E’ il 22 dicembre scorso, Farroni compie una parata prodigiosa contro il Siena regalando alla Vis tre punti preziosi
E’ il 22 dicembre scorso, Farroni compie una parata prodigiosa contro il Siena regalando alla Vis tre punti preziosi
E’ il 22 dicembre scorso, Farroni compie una parata prodigiosa contro il Siena regalando alla Vis tre punti preziosi

Che il calcio sia cambiato non ci sono dubbi e che il livello della serie C si sia di molto abbassato rispetto agli anni ’80-90, altrettanto. E che questo sport, Lega Pro inclusa, si sia complicato parecchio è un altro elemento certo. La prova di tutto ciò sta in una semplice constatazione alfanumerica, e cioé che la Vis non sia mai stata dentro la zona playout, ma che abbia chiuso il campionato con uno dei peggiori attacchi e una delle peggiori difese. Se andiamo a vedere l’andamento del campionato scopriamo che è stato a corrente alternata, fatta eccezione per un filotto buono nel girone di andata in cui Pesaro ha accumulato parecchio fieno in cascina, provviste che poi le sono state utili nel girone di ritorno, quando il cammino si è fatto più arduo e la via più stretta. Il dato costante è che ogni volta che la Vis ha tentato di spiccare il volo per entrare nel novero delle migliori, traguardo che tra l’altro non le era stato chiesto, ha avuto cadute rovinose. Cosa è successo? Perché? Non vi è una sola risposta. E’ accaduto, ad esempio, che nella partita interna con la Reggiana la squadra, che aveva acquistato una certa consapevolezza e quadratura, abbia deciso di attaccare in profondità gli avversari, con il risultato di venire infilata paradossalmente con le ripartenze, quando forse le circostanze avrebbero consigliato maggior prudenza. E gare come quella sono state uno spartiacque, hanno scavato una diga tra le ambizioni della squadra e la dura realtà. La preferita dagli avversari è stata per tutta la stagione la fascia destra vissina con Saccani e Piccinini puntualmente in affanno in fase difensiva. Un esempio tra i tanti la partita di Cesena, una sconfitta maturata proprio dal martellamento avversario in quella fascia che ha concesso complessivamente ben venti gol nella stagione. Se da un lato la squadra ha sempre cercato di reagire ai propri limiti, spesso riuscendoci con la forza dei nervi e con la strenua applicazione nella fase di non possesso per spegnere gli avversari in cui ha brillato, dall’altro non ha quasi mai dato la sensazione di affidabilità, di solidità che significano poi continuità. Una squadra è affidabile nella misura in cui riesce a chiudere gli spazi, anche negli uno contro uno, e a impostare azioni offensive che producano effetti collaterali a chi ti sta di fronte. Invece la Vis ha continuato ad incassare reti lasciando uomini liberi in area e questa è stata un’altra costante, viceversa mostrando limiti evidenti nella costruzione del gioco ed nella finalizzazione. Giocatori tecnici come Lombardi si sono sacrificati da esterni bassi e l’assenza di un regista (un simil Amadio bravo a chiudere a impostare) si è avvertita drammaticamente, senza considerare che l’attacco ha dovuto affidarsi a metà potenziale (le spizzate e l’opportunismo di Gucci che ha disputato un torneo tutto sostanza) e alle invenzioni di Cannavò che ha giocato da solista in mancanza di regista e assist. Sono mancati i gol di De Respinis e pure quelli di Silenzi, che doveva potenziare l’attacco e che invece, per stessa ammissione del tecnico, doveva ancora maturare. E se togliamo i dieci, dodici punti regalati dalle parate di Farroni cosa sarebbe successo? Con uno dei portieri dello scorso anno staremmo probabilmente a parlare di playout.

d.e.

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